156 giorni

rosa rossa

Sono giorni che penso al mio blog, a quanto vorrei ritrovare quel tempo da dedicarmi alle recensioni, a tutti quei momenti di interazione, di confronto con tutti voi.

Sotto, in quello strato  dove nessuno vede e sente quello che faccio sto facendo strada ancora per Destinazione Libri, per voi autori e per voi  lettori.

Intanto, io vi butto li una data. 25 novembre

Non posso dirvi altro, ma segnatelo in agenda e scrivetemi che verrete a trovarmi a Milano.

ricordatevelo, 25 NOVEMBRE

Allora, a scatola chiusa, ci sarete?

Buona lettura

Alessandra

 

 

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Concorso letterario

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Locandina concorso Masnada.jpeg

Lasciar andare di Philip Roth

lasciar andareE’ la storia di due ricercatori universitari: Gabe Wallach è un aspirante romanziere, Paul un aspirante accademico. Gabe, ricco giovane di New York, è un professore più per noia che per bisogno, figlio di un rinomato dentista, che ama incondizionatamente il figlio. Gabe e Paul sono amici, almeno finché Gabe non conosce Libby, bella e sensuale moglie di Paul; i due, infatti, a un certo punto si baceranno. Poi la storia prosegue intrecciandosi con quella di Paul, che è ebreo. Mentre Libby è cattolica. Per entrambi la differenza religiosa non costituisce un ostacolo, ma per le loro famiglie rappresenta un grosso problema e non accettano la relazione. Per i due amanti si pone il quesito: lasciarsi andare o no?

 

Cosa dicono di questo libro:

Un libro ricco, pieno di eventi, divertente e triste allo stesso tempo: anche nelle sue scene piú drammatiche ha qualcosa che cattura l’attenzione».
«Harper’s»

«Roth è il piú raffinato osservatore della vita americana dai tempi di Sinclair Lewis».
Stanley Edgar Hyman

«Lasciar andare ribolle di vita».
«The New York Times»

 

Buon viaggio, ovunque lei vada…

Buona lettura

Alessandra

Resto qui

Candidato al premio Strega 2018, vincitore del premio Campiello del 2015

 

resto quiL’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

Questo è uno di quei libri che mi intrigano, perchè la copertina non mi colpisce subito, ma riesce la lasciarmi quel senso di ” calamita”. Guardo spesso l’immagine, e la storia merita di essere letta, le pagine hanno diritto di prendere vita nella mente dei lettori.

Lo avete letto?

Buona lettura Alessandra

L’anno in cui imparai a raccontare storie

l'anno in cuiCome Il buio oltre la siepe, a cui è stato paragonato da tutti i critici che l’hanno recensito, questo libro è la sintesi perfetta di avventura, suspense, impegno civile. Ambientato nel 1943, all’ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un’accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità.
Una scrittura nitida e coinvolgente dà voce a una delle protagoniste più forti della letteratura contemporanea e terrà incollati alle pagine sia i ragazzi che gli adulti. L’anno in cui imparai a raccontare storie è già un classico..

Sbirciando su alcuni blog e qualche sito ho scovato questo, la copertina nemmeno a dirlo mi ha stregata. Ha qualche cosa di retrò, di altri tempi, e viene voglia di leggerlo e sfogliarlo, maneggiarlo.

La sinossi non lascia per nulla indifferenti, e non a casa risulta essere uno dei libri più letti di queste settimane.

Lo prenderò!

Buona lettura

Alessandra