SOFIA E REBECCA DOMINO

Destinazione Libri un pomeriggio riceve un’email che iniziava così:

“…dopo aver raccolto numerose testimonianze abbiamo scritto due romanzi sul tema della Shoah…..sono usciti il 27 gennaio, per Il Giorno della Memoria, così che i giovani, ma non solo, possano ricordare quello che è avvenuto in un passato non troppo lontano”

 Loro sono due sorelle, Sofia e Rebecca, abbiamo deciso di fare un’intervista ad entrambe proprio per la loro semplicità nel contattarci e nel raccontare un tema così importante.

Rebecca e Sofia, chi siete? parlateci di voi…Io sono Rebecca, ho 29 anni, abito in Toscana e sin da quando ero piccola ho sviluppato la passione per la scrittura e per la lettura. Mi piace molto anche viaggiare, ho vissuto per un anno a Londra (dalla quale sono tornata con la nostalgia per il sole e le lasagne).Sono una ragazza semplice, oltre a scrivere e viaggiare, mi piace andare al mare e passare il tempo con mia sorella.

Io invece sono Sofia, ho 26 anni e abito in Toscana con mia sorella Rebecca e con nostra madre. La mia passione più grande è scrivere, ma ho moltissimi hobby. Adoro andare al mare, viaggiare, mangiare e stare con le persone cui voglio molto bene. Ho un fortissimo legame con mia sorella e adoro trascorrere del tempo con lei, sederci da qualche parte, ammirare il cielo o ascoltare il rumore delle onde che s’infrangono contro gli scogli…

 Rebecca di cosa parla il tuo libro?“La mia amica ebrea”, che è il mio romanzo d’esordio e anche quello che sto promuovendo al momento, racconta la storia di Josepha, una quindicenne ariana che vive ad Amburgo nel 1943. La sua vita cambia quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei, fra cui Rina, coetanea di Josepha. Il romanzo si focalizza sull’amicizia fra due ragazzine apparentemente troppo diverse, ma in realtà simili e ho voluto scriverlo perché mi sono chiesta che cosa volesse dire crescere nella Germania nazista, in cui Hitler indottrinava le persone, specialmente i più giovani. Quando sviluppo un’idea per una nuova storia, cerco sempre dei temi che siano controversi, profondi e interessanti. A volte mi capita che una storia poi non soddisfi tutte le sopraccitate caratteristiche allora, con buone probabilità, deciderò di non pubblicarla. Penso che esistano libri che sono nati per alleggerire le giornate della gente, per offrire loro un momento di riposo o svago dopo il lavoro, lo studio, le incombenze della vita quotidiana e altri che servono per riflettere e ricordare pur riuscendo, al contempo, a intrattenere dato che si tratta di romanzi e non di saggi storici. Vorrei che la mia penna potesse insegnare qualcosa ai miei lettori, specialmente ai più giovani; voglio farli sognare con dei romanzi che però trattano di argomenti reali, presenti o passati. In poche parole, penso che scrivere possa essere non solo una forma d’arte ma anche un modo per scuotere le coscienze e/o aiutare le persone a non dimenticare gli orrori e gli errori del nostro passato e per evitare che si ripetano, come nel casso dell’Olocausto.

Sofia di cosa parla il tuo libro?“Quando dal cielo cadevano le stelle”, che è il romanzo che sto attualmente promuovendo e che uscito il 27 gennaio, per la Giornata della Memoria, parla di una ragazzina ebrea di tredici anni, italiana, costretta a nascondersi con la sua famiglia in vari rifugi per scappare dalle leggi razziali, fino al terribile giorno in cui, il 16 ottobre 1943, la Gestapo entra a Roma e rastrella il ghetto ebraico. Lia e la sua famiglia sono catturati, stipati in un carro bestiame e condotti ad Auschwitz. Lavoro, morte, fame, paure, malattie. E il disperato bisogno di tornare a casa, di essere ancora qualcuno e non solo un numero. Di vivere.In ogni libro che scrivo, ci metto il cuore. Tratto sempre argomenti pesi, perché adoro scrivere libri carichi di emozioni. Ogni mio libro è diverso da quello successivo, ma tutti sono uniti da un filo sottile e al tempo stesso spesso, il filo della giustizia. Scrivo sempre romanzi per dare una voce a chi non ne ha avuta una. Nel caso di “Quando dal cielo cadevano le stelle” troppi bambini, giovani, adulti e anziani – non soltanto ebrei – furono rinchiusi nei campi di concentramento. Ma perché? In molti, prima di morire dietro il filo spinato, desiderarono soltanto una cosa, che le loro storie e le atrocità dei campi di concentramento venissero allo scoperto. Ed io sono qui per questo. Per ricordare assieme a loro un passato neanche troppo lontano. Più gli anni passano, più le testimonianze di coloro che hanno vissuto il nazismo vengono dimenticate. Ma non dimentichiamo. Ricordiamo tutti insieme, ascoltiamo la voce di chi non ne ha avuta una.

Rebecca quanti libri hai scritto?Tantissimi, considerando che ho cominciato a scrivere a sette anni!Naturalmente ho incluso anche storielle, romanzi che ora non mi convincerebbero più e che ho anche perduto nel corso degli anni ma che sicuramente ho utilizzato come esercizio. Cerco di scrivere almeno qualche ora ogni giorno e, quando non posso, mi sento come se mancasse qualcosa di vitale. Per me però la qualità è importantissima: se in dieci anni dovessi scrivere diversi romanzi senza mai provare quello sfarfallio allo stomaco, quell’adrenalina e quell’orgoglio al pensiero della promozione dopo la pubblicazione, allora sicuramente eviterei di pubblicarli. Non voglio che il mio nome circoli per forza nei blog letterari, non cerco la fama: sono qui per raccontare storie e voglio che queste mi convincano al 100%. La mia prima critica – nonché lettrice (molto esigente) – sono io.

Tu, Sofia?Ho cominciato a scrivere all’età di sette anni, quindi ho scritto molte storie. Ricordo ancora, vagamente, la trama del mio primo romanzo. Era una storia d’amore e durava poche pagine. Con gli anni sono cresciuta e sono migliorata. Ho letto, corretto e riletto numerosi miei romanzi, che adesso custodisco nella mia camera, come dei preziosi ricordi, ma “Quando dal cielo cadevano le stelle” è il primo libro che ho deciso di far uscire e di condividere e, naturalmente, sono già in lavorazione per il secondo romanzo che uscirà a giugno, e che vede una storia contemporanea, ambientata in India, il Paese peggiore in cui nascere donna.

Rebecca da dove nasce l’idea di scrivere un libro? Quando penso alla trama di un nuovo romanzo e poi comincio a buttar giù le prime idee, devo provare una sorta di scintilla dentro di me. Di solito spulcio su Internet alla ricerca di situazioni reali, presenti o passate, che possano fare da sfondo o diventare l’epicentro del mio romanzo; altre volte invece ricordo qualcosa che ho sentito al telegiornale, di cui ho letto sui giornali e che ho inconsciamente custodito dentro di me sapendo che un giorno avrei scritto qualcosa al riguardo.Per quanto riguarda “La mia amica ebrea” l’idea mi è venuta in un momento in cui stavo navigando su Internet cercando tutt’altro: ho visto un’immagine che mi ha fatto venire in mente una ragazzina bionda e, dato che ho sempre voluto scrivere dell’Olocausto, mi sono chiesta: perché non racconto la storia di una giovane ariana? Non so perché, ma preferisco scrivere i miei romanzi dal punto di vista di personaggi che, a primo avviso, possono sembrare “scomodi” o addirittura “sbagliati”. Naturalmente non è così per tutti i libri che ho scritto o che scriverò, ma durante la prima parte del mio romanzo d’esordio Josepha – la protagonista – non fa altro che ripetere che gli ebrei sono inferiori ai tedeschi e comportarsi come una marionetta nelle mani di Hitler. Voglio stravolgere quello che la gente pensa di argomenti comuni; con “La mia amica ebrea”, ad esempio, ho cercato di mostrare che cosa voleva dire crescere indottrinati dalla propaganda, rischiando di pagare con la vita o la deportazione in un campo di concentramento delle idee che andavano contro il volere di Hitler. Non ho scritto il libro per giustificare i tedeschi ma semplicemente per ricordare che è importante non fare “di tutta l’erba un fascio”. Ho divagato un po’, comunque tornando al punto centrale della domanda, non posso sapere quando mi verrà un’idea folgorante; scrivo sempre perché mi piace e per tenermi allenata, e così posso sperimentare vari generi e capire quali prediligo.

Per te Sofia, da dove nasce l’idea di scrivere un libro?Dal cuore. Da una nota musicale. Da un’idea. Da un discorso. Da un’immagine. Credo che un libro nasca da uno stimolo, poi quello stimolo va ascoltato, aggiustato, pensato, steso su carta e migliorato. Non scrivo libri per arrivare al successo, ma scrivo libri, appunto, per dare una voce a chi non ne ha avuta, sperando di toccare il cuore di qualcuno. Per quanto riguarda “Quando dal cielo cadevano le stelle” ho sempre voluto scrivere sul nazismo e dopo aver raccolto numerose testimonianze e altrettante informazioni, è nata l’idea del mio primo romanzo. Lia, la protagonista, durante il corso della storia viene rinchiusa ad Auschwitz e la scrittura non si ferma. Ci ritroviamo con lei dietro un filo spinato e ci ritroviamo a doverci nascondere dalle SS, a sperare, a sognare. Credo che dietro ogni libro ci siano numerose emozioni, belle, dolorose, o dolorosamente belle. Credo che un libro possa rimanere per sempre nel cuore di qualcuno, anche per una sola frase, per un solo messaggio. Prima o poi vorrò fare un viaggio ad Auschwitz e guardare con i miei occhi il filo spinato, vorrò guardare le baracche e ascoltare il silenzio intorno a me, gremito delle lacrime e dei sogni di tutti coloro che non ce l’hanno fatta. E so che Lia in quel momento speciale sarà lì con me. Perché un libro nasce da uno stimolo, ma poi dopo c’è un lungo viaggio, che forse non avrà mai fine…

Rebecca, qual è la fase più difficile nella stesura di un libro? Non ho una fase che reputo particolarmente difficile durante la stesura di un libro. Di sicuro non mi piace molto “fare gli appunti”, ovvero raccogliere testimonianze e documentazioni storiche per poi “scremarle” e trascriverle su un documento Word, ma voglio e devo farmi un’idea il più completa e complessa possibile di com’era la vita in un determinato periodo storico. Diciamo che si tratta più che altro di avere poca pazienza e di prediligere altre fasi della lavorazione di un libro, non di difficoltà.

Sofia, per te esiste la fase più difficile nella stesura di un libro? Qual è? Non esiste una fase che valuto difficile, ma sicuramente quella più impegnativa, specialmente in romanzi come “Quando dal cielo cadevano le stelle” che hanno uno sfondo storico, è quella di fare ricerche, leggere testimonianze e fare appunti. M’impegno al massimo per cercare di non fare errori storico – politici, ma per fare questo, prima ho bisogno di lunghissime ore in cui mi dedico alla ricerca d’informazioni.

Rebecca, chi è il tuo editor?Io! In quanto scrittrice che ha scelto di autopubblicarsi devo contare principalmente sulle mie forze e rileggo ogni romanzo varie volte per evitare di pubblicare con errori e/o sviste, anche se sono consapevole che a volte qualcuno può sfuggire. Sono fortunata perché mia sorella Sofia, anche lei scrittrice, ha letto il testo del mio romanzo d’esordio “La mia amica ebrea” e si è occupata anche lei delle varie fasi dell’editing quindi ho avuto anche un altro punto di vista.

Il tuo, Sofia?Principalmente io, ma anche mia sorella Rebecca. Io faccio l’editing del mio romanzo e poi lo lascio a Rebecca e leggo il suo. E poi tutto ricomincia… la fase di editing è molto importante e ci aiutiamo reciprocamente, magari consigliandoci a vicenda, per migliorare il tutto.

Dove possiamo trovare i vostri libri? Sul sito di Lulu (lulu.com), sul blog di Rebecca, http://rebeccadomino.blogspot.it o sul blog di Sofia, http://sofiadominolibri.blogspot.com. In questi blog potete anche leggere le recensioni, le interviste, gli articoli e le segnalazioni al riguardo.

Rebecca che lettrice sei tu? Molto esigente! Sono molto severa nelle critiche sia con i miei lavori sia con quelli degli altri. Allo stesso tempo sono una lettrice cui piace sperimentare di tutto, e leggo anche libri di generi che non m’interessa scrivere. In un romanzo cerco principalmente l’originalità, il pathos, il messaggio che lancia ai lettori e la padronanza della lingua.

E tu Sofia? Adoro leggere e penso che da ogni libro, bello o brutto, una persona possa imparare molto. Prima di scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” ho letto molti romanzi – diari che trattavano il nazismo, quali “Se fossi un uomo” di Primo Levi “Il diario di Anna Frank” “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr, “Ho sognato la cioccolata per anni” di Trudi Birger… per il resto, però, cerco di leggere libri che mi danno qualcosa, che hanno dei messaggi, che hanno qualcosa di diverso e in cui le protagoniste non sono delle perdenti, ma sono persone coraggiose, in grado di interessarmi. Sfortunatamente, però, in giro ci sono troppi romanzi gli uni simili agli altri, specialmente quelli fantasy, privi di morali.

Libro scritto, parti riviste, poi la penna mette l’ultimo punto, che sensazione si prova? Io, Rebecca, provo soddisfazione ma anche dispiacere perché mi affeziono ai personaggi di cui scrivo ogni giorno, specialmente alla protagonista, e mi dispiace sempre un po’ quando mi rendo conto che la prima stesura del romanzo è finita.

Io, Sofia, sicuramente soddisfazione, ma anche un po’ di malinconia, specialmente se, come in “Quando dal cielo cadevano le stelle”, mi ero molto unita ai personaggi. Però è anche una grande soddisfazione mettere la parola “fine”. Anche perché, come ho detto prima, quando metto la parola “fine”, in realtà sono ancora all’inizio. Perché poi ci sono le fasi di editing, c’è la promozione…

Rebecca come scrivi, con la tastiera o carta e penna? Scrivo con la tastiera. Quando andavo alle scuole elementari ricordo che scrivevo su un quaderno perché non avevo il computer, ma oggi sarebbe semplicemente un processo troppo lungo, e poi dovrei comunque ricopiare il testo su Word.

E tu Sofia, carta e penna o tastiera?Indubbiamente scrivere su carta è meraviglioso, ma farlo con la tastiera è decisamente più comodo. Quindi, al momento, il mio migliore amico è il mio computer, pieno di documenti, di appunti e d’immagini per i miei romanzi!

Rebecca i tuoi prossimi impegni?

Attualmente mi sto dedicando alla promozione de “La mia amica ebrea” e contemporaneamente sto lavorando a una delle fasi di rilettura ed editing del mio prossimo romanzo, che uscirà a giugno di quest’anno. Non posso dire molto al riguardo ma è un progetto cui tengo moltissimo perché racconta la storia di una ragazza realmente esistita. Scriverlo è stata una sfida stimolante e non vedo l’ora di cominciarne la promozione.

I prossimi impegni di Sofia invece quali sono?Sono ancora molto impegnata con la promozione di “Quando dal cielo cadevano le stelle” e ne sono molto contenta, ma mi sto anche dedicando costantemente alle fasi di editing del mio secondo romanzo che, come ho accennato prima, uscirà quest’estate. Inoltre, non smetto mai di scrivere.

Voi e i social… cosa ci dite a riguardo? Io, Sofia, non sono una fanatica dei social, anche se capisco l’importanza che hanno durante la promozione di qualunque prodotto. Al momento, però, ho solo il mio blog con il quale posso aggiornare i lettori e con il quale posso tenermi in contatto con chiunque.

A me (Rebecca), i social non piacciono per niente, infatti non sono né su Facebook né  su Twitter e non ho la minima idea di quali siano gli altri “social del momento”. I miei lettori però possono tenersi aggiornati sui miei progetti e saperne di più sui miei romanzi connettendosi al mio blog http://rebeccadomino.blogspot.it

Rebecca hai mai partecipato a qualche concorso? No, non ho mai partecipato a un concorso e sinceramente non ce n’è uno cui mi piacerebbe prendere parte. Non ho niente contro i concorsi, però non avrei tempo di scrivere anche dei racconti o dei romanzi per la partecipazione e, semplicemente, è qualcosa che non m’interessa, almeno per il momento; poi “mai dire mai”.

Tu Sofia, hai partecipato a qualche concorso?No, non ho mai partecipato a nessun concorso e al momento non sono interessata a farlo, quindi non saprei dire a quale mi piacerebbe partecipare. Naturalmente, però, penso che i concorsi possano essere molto utili per farsi conoscere, e quindi auguro un in bocca al lupo a tutti coloro che hanno deciso di partecipare a uno o più concorsi.

E ora arriviamo a Destinazione Libri, ci avete contattati e avete accettato di essere intervistate… perchè questa scelta?Io Sofia, non appena mi sono imbattuta in Destinazione Libri il sito mi è piaciuto molto. Offre molto spazio agli autori e ai loro libri e lo trovo molto importante. Cerco di promuovere sempre più il mio romanzo “Quando dal cielo cadevano le stelle” quindi sono stata molto contenta quando ho ricevuto la risposta di Veronica, direttamente da Destinazione Libri!

Per me (Rebecca), Destinazione Libri è un bel sito che parla di romanzi. Ha un’impostazione semplice, è facilmente navigabile e regolarmente aggiornato, quindi penso che sia un’ottima piattaforma dove far conoscere il mio lavoro.

Rebecca, la domanda che non ti abbiamo fatto e che ti aspettavi?  in realtà non c’è una domanda specifica che mi aspettavo e che non mi è stata posta, comunque me ne pongo una: “molti autori hanno una sorta di colonna sonora che può accompagnare il lettore durante la lettura del romanzo, è anche il tuo caso?” Comincio dicendo che mi piace molto la musica e che la uso molto spesso quando scrivo la prima stesura di un romanzo perché penso che enfatizzi i momenti di pathos e in alcune scene sia particolarmente importante. Durante la stesura de “La mia amica ebrea” ascoltavo due bellissime canzoni “Imagine” di John Lennon e “Let it be” dei Beatles. La prima mi stava particolarmente a cuore perché, in fondo, non sogniamo tutti un mondo d’uguaglianza e di pace? Eppure, quelle parole assumevano un particolare significato e spessore quando scrivevo le scene fra le due protagoniste del romanzo, un’ariana e un’ebrea nella Germania nazista. Dopo aver concluso la stesura del romanzo mi sono imbattuta in “The last day on Earth” di Kate Miller – Heidke, che non avevo mai sentito prima, e che è diventata la colonna sonora del mio romanzo, almeno per me, perché penso che abbia una delicata armonia di voce e base e che il testo possa racchiudere alcune situazioni, pensieri ed emozioni che ben coincidono con quelli di Josepha, la protagonista de “La mia amica ebrea”. Quindi, ai lettori che si accingono a leggere il mio romanzo o che lo stanno leggendo ora, consiglio di ascoltare questi tre brani.

Sofia c’è qualche domanda che ti aspettavi e non ti abbiamo fatto? Hai già fatto bellissime domande, ma se proprio dovessi farmene una, forse sarebbe: “Perché hai deciso di ambientare la storia a Roma, anche se sei Toscana?”Innanzitutto Roma è la capitale, e quindi sono riuscita a trovare molte più informazioni per la stesura del mio romanzo. Inoltre, durante la Seconda Guerra Mondiale, Roma era definita la Città Santa, e di conseguenza tutti credevano che non sarebbe mai stata bombardata. Ma non è così. Non solo, durante “Quando dal cielo cadevano le stelle” le bombe sono state lanciate su Roma, ma poiché il 16 ottobre 1943 il ghetto ebraico è stato rastrellato, ho deciso di ambientare la storia nella capitale, così da mostrare varie vicende accadute nella stessa città. E poi, dopo tale rastrellamento, la Gestapo rinchiuse gli ebrei nel Collegio Militare di Roma, e infine sempre dalla capitale partì un carro bestiame diretto ad Auschwitz, e quindi ho potuto scrivere anche di quello, cercando di dare voce a ogni lato della Storia.

Che dire? Grazie Ragazze, siete state davvero gentili e sincere, ci avete trasmesso la vostra semplicità e voglia di far conoscere ed imparare sempre cose nuove.

Destinazione Libri vi seguirà sicuramente nel vostro percorso e attenderà quest’estate per poter leggere i due nuovi romanzi che ci avete anticipato…

E a voi, nostri cari lettori, consigliamo di andare a dare un’occhiata ai due blog di Rebecca e Sofia.

http://rebeccadomino.blogspot.it

http://sofiadominolibri.blogspot.com

Veronica

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