ROBERTO BISIGNANI

Roberto Bisignani, lo conosco alla finale di SanRemo Writers,  ci presenta Alberto Diso. Una stretta di mano sincera, poche parole, lo scambio di mail, ci risentiamo presto Alessandra, mi dice.

Passa qualche giorno e trovo la sua mail, da lì i contatti diventano frequenti, ci segue, ci da qualche consiglio, diventa un “autore della porta accanto”. Schietto, capace, senza giri di parole, Roberto Bisignani sa cosa vuole e sa dove vuole arrivare. Una persona che abbiamo avuto la fortuna di conoscere ed oggi lo conoscerete anche voi.   

 

Roberto, Parlaci di te:  Buongiorno a coloro che avranno la voglia ma soprattutto la pazienza di leggere, e grazie a Voi per questa splendida opportunità.

Iniziamo col dire che cosa non sono. Non sono uno scrittore. Penso che questo termine implichi un substrato e una conseguente infrastruttura di professionalità anche organizzativa che al momento, e forse mai possiederò. Sono solo una persona che scrive, che ha deciso di concretizzare quella potenzialità innata in ciascuno di noi di cristallizzare i propri pensieri trovando il coraggio di farli conoscere ad altre persone. L’abilità nella scrittura non è una dote innata, è una facoltà che giorno dopo giorno può affinarsi coadiuvata dalla cultura, divenendo più o meno elastica, più o meno scorrevole, ma che ha un’unica base comuni a tutti; la fantasia. La fantasia non è quantificabile, non è oggettivamente schematizzabile, non conosce confini, è perpetuamente nel pieno di un big bang che si rinnova ogni giorno purché adeguatamente alimentato. Ciò che è innata invece è la sensibilità e senza questa la fantasia rischia di rimanere annichilita nel più profondo dei buchi neri.

Ovviamente il percorso di vita personale ha lasciato la propria impronta nello sviluppo di questa “maturazione creativa”. Ho avuto la fortuna di avere un padre che fin da piccolo mi ha sempre spinto verso la lettura, e soprattutto la decisione presa di intraprendere studi umanistici che, non subito, ma a rilascio prolungato hanno plasmato il mio modo espressivo.

Da anni mi occupo di informatica nell’amministrazione pubblica con un iter lavorativo che agli occhi dei più stride con il fatto che io scriva o tenti di farlo. Ma informatica e scrittura non sono in antitesi, sono due facce della stessa medaglia. Con la prima si istruisce una macchina a compiere cose che spesso superano l’abilità umana. Con la seconda invece si ribadisce l’infinita superiorità del nostro cervello nella creazione di connessioni sinaptiche ed emozionali sconosciute a qualsiasi chip. Almeno fino ad oggi.

    Di cosa parlano i tuoi libri?  Quanti ne hai scritti? Non sono molto prolifico. Ho scritto un piccolo libro, autoprodotto, intitolato “Sono un Ragazzo Vintage”, che alla luce di una sconfinata nostalgia nei confronti degli anni 60 e 70, focalizza lo sguardo sull’eterno conflitto marito/moglie denunciando gli esecrabili tentativi posti in atto da queste ultime nel tentativo di assassinare le vestigia di quei periodi: videoregistratori, impianti stereo di produzione nazional popolare, conservati giustamente come reliquie, in grado di realizzare tunnel spazio temporali con un passato ormai perduto. Un piccolo divertissement dove l’amaro prevale sul dolce.

Mi sono poi dedicato per tre anni al romanzo “A.D.”. Un’opera che per le mie modeste capacità appare ciclopica in quanto essenza di una serie quasi infinita di sensazioni e pensieri maturati in circa trent’anni di ponderazioni che grazie ai riscontri ricevuti, ho scoperto, avere natura più universale che personale.

Lascerò che siate voi a svelarne in seguito il contenuto.

Successivamente partendo da “A.D.” ho scritto un racconto, “L’Astrofilo Pastranco” che riprende le vicende di due delle figure presenti nel romanzo originale e ne amplia la conoscenza fornendo ulteriori elementi interpretativi al lettore. Una Tac tridimensionale alla psiche di un uomo e una donna giunti al termine di un rapporto che però rimarrà indissolubile.

In mezzo, altri racconti, più o meno fortunati, e articoli di fondo pubblicati sulla fanzine aziendale.

    Da dove nasce l’idea di scrivere un libro? Questa è una cosa che vorremmo sapere tutti. E’ una miscela di elementi che non maturano tutti nello stesso momento. Quando ciò avviene da quest’insieme apparentemente caotico nasce l’ordine, e il desiderio di iniziare a dipanare lentamente “la matassa”. Purché il processo sia libero e non condizionato da pressioni di mercato. In questo caso l’idea indotta, costretta a maturare in fretta può altrettanto velocemente marcire.

    Qual è la fase più difficile nella stesura di un libro? La concordanza temporale tra fatti narrati in tempi e luoghi diversi. Occorre documentarsi utilizzando più fonti e in questo la rete si dimostra oggi strumento unico, indispensabile ma da sottoporre a ulteriori verifiche. La disattenzione e l’errore sono sempre dietro l’angolo.

   Il tuo editor chi è? Purtroppo l’editor, pur essendo forse, il miglior amico di uno scrittore è una figura da retribuirsi, e al momento non penso di poter essere oggetto di un interesse tale che giustifichi il ricorrervi. Però mai dire mai anche se in questo quasi nuovo millennio trovare delle figure dotate di onestà intellettuale e scevre da finalità adulatorie è divenuto più che arduo. Le figure esistono ma, proprio perché professionalmente valide, e finanziariamente inarrivabili finisce che spesso si diventi l’editor di se stesso con tutti i rischi che ne derivano. 

   I tuoi libri: dove possiamo trovarli? Non potendomi affidare alla grande distribuzione ho a disposizione canali non proprio capillari.

Comunque gli incuriositi possono inserire il titolo d’interesse sul re dei motori di ricerca e ottenere una lista di siti e-commerce su quali acquistarli anche in formato elettronico o altrimenti utilizzare il corrispondente numero ISBN per la prenotazione tradizionale in qualsiasi libreria.

Senza dimenticare il sito personale raggiungibile all’indirizzo: http://arturbaker.wix.com/roberto-bisignani

    Che LETTORE sei tu?  Sono molto discontinuo poiché il poco tempo libero a disposizione lo utilizzo per scrivere. Riesco a leggere sono nelle serate dei fine settimana o quando sono in ferie. Quantificando, molto raramente supero i 4/5 libri letti all’anno.

  Libro scritto, parti riviste, poi la penna mette l’ultimo punto, che sensazione provi ? Complicità e affetto nei confronti dei personaggi. Come ho avuto modo di dire nell’intervista in occasione della premiazione di Sanremo Writers, ognuno dei protagonisti è custode, all’inizio inconsapevole, di frammenti caratteriali, ricordi, sensazioni dell’autore. Queste figure maturano ed evolvono nel corso della storia svolgendo un’attività terapeutica nei confronti di chi scrive poiché permettono di riportare alla luce, chiarire, episodi che si erano dimenticati, anche di natura dolorosa, facilitandone quasi l’esorcizzazione. Un mutuo soccorso tra l’idea e il proprio creatore.

E quando il libro termina si prova una specie di dispiacere, lo stesso che si avverte alla fine di un film particolarmente apprezzato.

  Scrivi con la tastiera o carta e penna? Scrivo quasi sempre sulla tastiera di un vecchio portatile, affidabile custode di elucubrazioni, ripensamenti, accentuazioni e assurde fantasticherie. Resisti vecchio hard disk!! Non mi mollare!!

Carta e penna per le rare illuminazioni giornaliere che poi rielaborate non lo sono quasi mai….

 I tuoi prossimi impegni? Sono in contatto quasi giornaliero con uno scrittore conosciuto al Palafiori di Sanremo. Diversi progetti sulla carta ma come dice il proverbio “Tra il dire e il fare….” Vedremo se la sorte ci assisterà, sarete i primi a sapere.

Il tuo rapporto con i social …Inesistente fino a Casa Sanremo Writers, anzi osteggiato per via dell’esasperante utilizzo che ne fa mio figlio. Grazie ad Alberto Diso (vincitore della manifestazione) che mi ha incoraggiato ad approfittare di questo mezzo, mi sono lanciato e oggi lo considero un efficace strumento di promozione purchè non condotto in modo invasivo e assillante.

 Sanremo Writers ti ha visto finalista… parteciperai ad altri concorsi? Sicuramente. Sanremo Writers è stata un’esperienza esaltante e formativa. Perché rinunciare a priori a un bel replay? Colgo anche l’occasione per ringraziare ancora una volta Vito Pacelli responsabile della Booksprint Edizioni e la giuria dei lettori per averci dato questa possibilità. 

ROBERTO intervistato da Destinazione Libri…perchè questa scelta? Perché siete quasi tutte donne: gentili belle e intelligenti. E io sono ancora un uomo.

Volete contenuti più profondi? Ho deciso di accettare perché non siete ancora state contaminate dalla logica degli interessi e del denaro e tuttora siete pervase dal sacro fuoco dell’imparzialità. Sperò però che questo fuoco perda un po’ del suo fervore a favore di un riconoscimento più materialistico perché i sogni e la buona volontà non sempre riempiono gli stomaci. Però iniziate a cambiare rotta solo dopo questa intervista…..

La domanda che non ti abbiamo fatto e che ti aspettavi? falla e rispondi pure

Roberto alla luce della tua esperienza cosa pensi della realtà editoriale del nostro paese? Avete presente una retta costituita da obscenicons? Bene è ancora troppo limitata.

Mi riferisco ai mostri sacri editoriali ai quali mi sono rivolto mandando decine di mail senza ottenere neppure la più spietata delle negazioni. Il nulla, l’essenza della non considerazione. Se però avessi scritto un trattato sul perché ad alcuni uomini dopo i 40 anni cadono i peli delle gambe (io sono uno di quelli) e fossi stato un personaggio noto, avrebbero fatto a gara per accaparrarsi l’indecente manoscritto.  Sarebbe stato stampato in migliaia di copie per lasciarlo in bella mostra invenduto in vetrina tra decine di libri supplicanti in ginocchio di essere acquistati per non rischiare il macero.

Questa è l’Italia, cara Destinazione. Mi direte siamo un popolo di musicanti, ex navigatori e scrittori; non si può pretendere di pubblicare tutto. Ma non è neppure giusto escludere aprioristicamente persone meritevoli di un minimo di attenzione. Sarebbe sufficiente istituire dei comitati di lettura, ovviamente retribuiti che effettuino una cernita iniziale. All’estero (vedi Spagna) si rischia molto di più.

In Italia questo gusto dell’alea si è perso, anche nelle piccole case editrici.

Paghi? Acquisti un numero anche un tot di copie? Allora stampiamo il tuo capolavoro.

Se poi vuoi un minimo di distribuzione devi firmare un altro assegno.

Questo non significa negare l’esistenza di piccole case editrici che si impegnano, anche rimettendoci in qualche caso, per renderti felice e andrebbe anche bene se si scrive non per vendere ma per se stessi.

Ma per chi ha un minimo di velleità , per chi è convinto del proprio lavoro e ci crede fermamente la sola via è quella del concorso e della successiva autopromozione con tutti i mezzi e in prima persona.

Ma ci vogliono tempo, organizzazione, ed una buona dose di fortuna.

Cosa ti aspetti da questo libro? Quasi tutti coloro che scrivono concepiscono le proprie pagine come un set cinematografico con tanto di script, sceneggiatura e ciak proprio per poter dare un taglio più accattivante e coinvolgente al tutto. La traduzione in immagine spesso rende più incisivo il messaggio, altre volte lo banalizza snaturandolo. Mi piacerebbe trovare qualcuno che decidendo di rischiare fosse disposto a rimanere fedele al contesto, alla storia, alle sfumature magari traducendolo in uno sceneggiato a puntate, come quelli che si facevano una volta, in bianco e nero e che fecero la storia della nostra televisione.

 Cosa ti piacerebbe rimanga al lettore di questo libro? Si dice che i libri più interessanti sono quelli che contengono cose ed emozioni che già si conoscono e pertanto si condividono e nelle quali ci si può specchiare. Penso sia vero, così come penso che chi scrive lo faccia in una dimensione particolare, uno stato di grazia nel quale si riescono a mettere a fuoco concetti e riflessioni che sfuggono nella normale dimensione giornaliera. Se tali emozioni vengono raccolte da chi legge e pertanto quello stato di grazia trasmesso e recepito si crea l’affinità e una forma d’amore particolare.

  Stai già pensando al prossimo libro? Lo sto già scrivendo.

 

Grazie Roberto per essere stato con noi, ti aspettiamo con il tuo prossimo libro.

Ale

 

Un pensiero riguardo “ROBERTO BISIGNANI

  1. Sì, è vero io vi ho presentato Roberto Bisignani. Ho letto qualcosa di lui e mi è piaciuto come scrive, poi era seduto in disparte, mi è sembrato timido. Se si ha il coraggio e la forza per dialogare in questo mondo ormai fatto di gente che non sorride più, si possono incontrare anche brave persone come Roberto.
    Cito Lucio Dalla “…uscire presto la mattina,la testa piena di pensieri,scansare macchine, giornali,tornare in fretta a casa, tanto oggi è come ieri… senza ALLEGRIA”.
    Io voglio vivere in questo mondo valorizzando le relazioni umane e vi posso dire che continuo a sentirmi con Roberto e, anche se Sanremo Writers l’ho vinto io, lui non è invidioso. Ho un amico in più…

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