Montedidio

montedidioMontedidio non è Gerusalemme, ma un quartiere di Napoli, un quartiere dal nome solenne e dall’anima abusiva. Qui vive un ragazzino di tredici anni che ha studiato fino alla quinta elementare per volere di suo padre, che ha preteso che lui imparasse l’italiano perchè “con l’italiano uno si difende meglio.” Ma il ragazzino non lo parla comunque, si limita a scriverlo su un rotolo di carta perchè l’italiano scritto “è zitto” e lui ci può “mettere i fatti del giorno, riposati dal chiasso del napoletano”.

Da poco ha iniziato a lavorare per pochi soldi, nella bottega di Mast’Errico, uno con il “carattere cammurrista” che tiene i delinquenti lontano dal vicolo. Nella bottega di Mast’Errico lavoraDon Rafaniello, un vecchio calzolaio ebreo venuto dal nord dell’Europa che aggiusta le scarpe dei puverielli e le fa tornare nuove, che vuole bene a tutti e da tutti si fa volere bene. È rosso di capelli e ha la gobba, una gobba dalla quale, lui racconta, un giorno spunteranno due ali che lo porteranno a Gerusalemme. Con il lavoro arriva anche un boomerang, un bumeràn, e il ragazzino di sera dopo il lavoro si allena a farlo volare dalla terrazza più alta di Montedidio. E dal buio dei lavatoi una sera arriva Maria.

“I tredici anni suoi sono più cresciuti dei miei, lei già sta in un corpo arrivato.”

Maria gli insegna “l’Ammore”, quello con la a maiuscola e la doppia emme, perchè si sa che a Napoli i sentimenti valgono doppio. Un amore che è “un’alleanza, una forza di combattimento” che deve salvare Maria dal padrone che quando sale dai suoi per reclamare i soldi dell’affitto e i soldi non ci sono, pretende e ottiene il suo corpo.

“Non succede un’altra volta le dico senza napoletano, quieto per darle pace. Oggi so una cosa di me, una cosa triste in mezzo alla fortuna di stare con Maria. Non è tutta buona la crescita del mio corpo,
la scoperta delle cose nuove che imparo a fare. Cresce insieme anche il malamente. Insieme a me, alla forza del braccio di liberare il bumeràn cresce una forza amara, capace di attaccare.”

Arriva Capodanno e a Napoli, la città dei sangui e dei miracoli “… cresce la baldoria, la città per una sera fa l’imitazione del Vesuvio a buttare fuoco e fiamme.”

A mezzanotte dall’alto della terrazza volano vasi e piatti vecchi, volano sogni e desideri, volano ombre e piume. Vola un grido che non trova posto sopra Montedidio.

Erri De Luca

Lo sapete… adoro questo scrittore

Ale

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