Che io Bruci di Alessandro Chiarelli

che io bruciSulla curva di una strada provinciale, a pochi chilometri da Ferrara, un grave incidente incrocia i destini di Romeo Corvini, imprenditore fallito, e di Villiam Ardesia, giovane dall’ animo tormentato. La tragedia scuote le fondamenta delle rispettive famiglie, portando a galla verità insospettate: perché ogni mercoledì Villiam andava in città di nascosto? E perché Romeo guidava a velocità folle su una via secondaria? Tra i dedali di vicoli e le campagne di una Ferrara raccontata con amore e disincanto, l’autore intreccia il suo romanzo corale: una rapsodia in cui eventi casuali cuciono addosso ai personaggi un destino che li obbliga a mescolare le loro vite. Cosimo Ardesia, ruvido commissario della Questura, scopre che il fratello gli ha inspiegabilmente mentito per anni, e la sua famiglia con lui. La possibilità di conoscere la verità che insegue, in un’indagine privata lunga poco più di ventiquattro ore, ha il volto di una donna sconosciuta di cui lui non sospettava l’esistenza. Grazie al ritmo di una scrittura sempre affilata e all’abile alternanza di suspense e riflessione, l’inchiostro aspro e vitalistico di Chiarelli sa levigare la superficie degli anelli che saldano i legami familiari, in una storia di padri e figli, segreti e menzogne, amore e violenza.

Quando mi è arrivato questo libro mi sono saltate all’occhio due cose nell’immediato. La copertina dall’immagine sfuocata verso l’orizzonte dai colori grigi ma con dei spiragli di luce e la messa a fuoco in primo piano del papavero, rosso, aperto, come a voler imporre la sua presenza in quella pagina.

La seconda cosa che mi ha colpito è stato il formato del libro, piccolo, delicato, bella l’impaginazione. I dialoghi se lo si fa scorrere sono visibili dal cambio di carattere.  Le descrizioni sono esaustive ed eccedono solo quando l’autore deve puntualizzare una certa scena.

Lui ci racconta la storia di due famiglie “normali”, è la storia di persone che lasciano il dialogo come ultimo canale di comunicazione, dove anche nei rapporti più intimi come può essere quello tra un padre ed un figlio certe cose non si dicono.  Il commissario che sembra essere solo il personaggio da dove parte tutta la storia è invece il perno. I suoi dubbi sono quelli che l’autore innesca nei lettori.  Una forma abbastanza essenziale, ma lascia comunque al lettore la possibilità di andare un po’ oltre, di leggere tra quelle righe.  Un romanzo che ogni tanto ci fa fermare e ci pensare, ci riporta a delle essenze della vita di tutti i giorni. Un libro che se per  un aspetto lascia un velo di tristezza, la sua copertina, quell’immagina sfuocata  con dei bagliori di luce e quel papavero danno al libro il risvolto positivo.

Mi è piaciuto, lo consiglio e l’ho consigliato.

Buona lettura cari lettori.

Alessandra

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