2062 IL CASTELLO DELLE AMAZZONI

Lei è Artemide, e questo è solo un piccolo pezzo tratto dal suo romanzo…

 

– Care sorelle, abbiamo condiviso sei anni di guerra assieme, siamo le ultime dodici sopravvissute di una piccola armata che all’inizio del conflitto contava 147 effettive e siamo intrappolate in un castello di cui non sapremmo nemmeno definire lo stile. Direi che possiamo lasciar perdere il grado militare rivestito, e parlarci da pari a pari, sinceramente e senza remore! – il mio preambolo al dibattito fu conciso, andando dritto al punto. Ero seduta su uno dei dodici letti, con le gambe accavallate. Dopo aver concluso quella premessa, iniziai a dondolare la gamba destra, producendomi in un’estemporanea sessione di dangling che non emanava alcuna sensualità, bensì tanta, e febbrile inquietudine.

– Bene, Alt, io penso che Aurora prima avesse ragione, e che sia giunta l’ora di chiedere soccorso all’esercito magiaro. Non possiamo farci dettare le condizioni da quella… cosa, per quanto maliarda possa essere! – aprì le danze Vibeke.

– Vib, adoro il fatto che sei la prima a intervenire, facendo implicitamente valere il tuo grado di vice-capitana, e poi mi chiami col diminutivo come se fossimo a una festa di compleanno. Inconscia incoerenza, portami via! – la dileggiai. – Ah, a proposito, da quanto tempo non mi chiamavi Alt? –

– Anni, almeno! – ridacchiò Vibeke.

– Scusate se interrompo il quadretto idillico fra veterane della compagnia, ma anch’io mi accodo ad Aurora e Vibeke. Meglio chiedere aiuto, piuttosto che rinunciare all’apporto di una di noi perché richiesto da quella… chiamiamola creatura! –  espose il suo pensiero Françoise, in seconda battuta.

– Io faccio fatica a intuire le motivazioni profonde di Sister Allplace. Almeno, mi sembra sincera quando dice che della situazione geopolitica internazionale attuale non gliene può fregar di meno! Quindi, tolto questo cosa potrebbe spingerla a… – aggiunse Pauline, lasciando in sospeso il quesito finale.

– A me pare anche che abbia voluto calcare la mano sulla dicotomia fra dimensione del piacere e dimensione del sacrificio. Avete notato? È come se ci avesse detto: godete, perché ve lo meritate. Però arrivate fin dove desidero io, e come desidero io, e sappiate che comunque c’è uno scotto da pagare. Una visione quasi… cristiana, fra fascinazione per il peccato ed espiazione! – dissertò Katerina. Restammo letteralmente a bocca aperta per l’acume e la maturità intellettuali messi in mostra dalla giovane amazzone, meraviglia mitigata solo da una lievissima smorfia di disappunto per la citazione a quella religione ostile, in via di estinzione.

– Kat, le tue sinapsi portano sublimemente i loro venticinque anni e mezzo d’età! – la omaggiai, per poi continuare rivolgendomi a lei e alle altre dieci commilitone. – Però credo che vi stia sfuggendo un piccolo particolare. State elaborando ragionamenti partendo da un piano di realtà, mentre qui siamo intrappolate in un piano di irrealtà. Qualcuna aveva adocchiato la porticina d’ingresso, prima che la segnalasse Sister Allplace? –

 

Con il  suo modo di scrivere riesce ad accorpare diversi gusti letterari..

Un’autrice da seguire e da conoscere.. artemide

 

Questo il suo libro…

seguitela e seguiteci…

 

Buona lettura…

 

 

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