DIRETTIVA SHÄFER La tecnologia deve servire la natura, non modificarla.

directiva

Lui è

Luca Di Gialleonardo

uno degli autori di cui molto presto parleremo, questo è un assaggio del suo romanzo che ha voluto farci leggere….

Diteci cosa ne pensate.

12 marzo 149 CO23.46

— Mi dispiace, ma devo proprio denunciarti.

Con i gomiti poggiati sul bancone, Cal si sporge verso la barista. La donna non sembra per nulla intimidita. Assume la stessa posizione, schiacciando i seni prosperosi sugli avambracci. — E quale legge avrei mai violato? — chiede con un sorriso malizioso.

— La Direttiva, mi sembra ovvio.

Non ne posso più di questa scenetta idiota. — Credi di essere il primo che le fa questa battuta, Cal? — sbotto.

— Tu dici? — prosegue la barista.

Gli occhi di Cal sono tutti concentrati sul petto di lei. — Queste tette non possono essere naturali! Hai violato la regola, ne sono certo.

La barista non perde il sorriso, ma nello sguardo noto un tremolio. — Sei davvero galante — risponde. — Adesso vuoi ordinare o preferisci passare la serata a spogliarmi con gli occhi?

— Le fai schifo — borbotto. — Non te ne rendi conto?

— Preferirei spogliarti con le mani! — Cal è il solo a sghignazzare all’ennesima volgarità.

Anche la barista deve averne abbastanza di lui. Sospira, mantenendo l’atteggiamento professionale. Le regalerei uno sguardo di solidarietà, se solo lei potesse vedermi.

Volto le spalle al teatrino e lo lascio scorrere sul resto della sala. La scarsità di clientela rende ancora più deprimenti i limitati spazi del locale. Anche se l’insegna che dà sulla strada offre il benvenuto nel Prize Casinò, credo che questo posto sia più simile a una bisca.

Il capannello maggiore si ammassa al tavolo dei dadi, dove pare che una ragazza stia dando sfoggio di una fortuna inattesa. La sento urlare incitamenti a se stessa, oltre la barriera umana. Ora richiama il supporto della buon’anima della madre morta da chissà quanto tempo. Per un attimo cala il silenzio, deve aver lanciato i dadi. Il basso lamento che sgonfia il pubblico pochi attimi dopo e, soprattutto, gli improperi che la ragazza lancia verso la buon’anima della madre, mi fanno pensare che il risultato ottenuto non sia adeguato alle aspettative.

Dall’altra parte del salone vedo quattro tipi impegnati in una sfida a poker. Nessuno di loro dispone un gruzzolo di fiches particolarmente generoso. Mi danno l’idea di essere lì a guadagnarsi la cena, più che alla ricerca di fortuna.

Un acuto tintinnio in fondo alla sala mi informa che qualcuno è riuscito a vincere alle slot machine. Non riesco però a scorgere chi è stato. La vista è bloccata dal grosso tavolo della roulette, piazzato proprio al centro del casinò. Gran parte dei tifosi della ragazza è passata lì, quando i dadi hanno deciso di interrompere la sequenza di buoni risultati.

— Cal, perché non facciamo un giro alla roulette? — gli chiedo.

Come al solito mi ignora, preso com’è dalla barista impegnata ad agitare uno shaker. Sono sicura che Cal ha ordinato qualcosa che la costringesse a dimenare le sue grazie.

— Ecco il tuo crollo terrestre — fa poco dopo la donna, piazzando il cocktail di fronte a Cal. Cerca di allontanarsi, ma lui non le dà tregua.

— Resta ancora un po’ con me.

— Devo lavorare.

— Ma non c’è nessuno al bancone. Solo io.

Purtroppo, Cal ha ragione. È costretta a tornare davanti a lui, anche se stavolta non riesce a tener su la maschera di allegria. — È buono il tuo crollo?

Cal porta alle labbra il largo bicchiere e manda giù metà del miscuglio color fuoco con un solo sorso, come fosse acqua. — Dalle tue dolci manine non poteva che nascere qualcosa di squisito — risponde prima di far schioccare le labbra.

Non ne posso più. Guardo quella povera donna alzare gli occhi al cielo. Ha bisogno di una mano o non si libererà mai di questa piattola gigante.

— Cal, il nostro uomo è arrivato — gli dico mentre con una seconda sorsata scola il resto del bicchiere.

— Luce dei miei occhi, me ne faresti un altro? Però lo vorrei più shakerato, se possibile.

— Più shakerato? — chiede la disgraziata.

Mi allungo davanti a Cal e gli copro la visuale con la testa. — Hai capito cosa ti ho detto, pezzo di imbecille?

— Certo! — risponde lui. Non ho capito se dice a me o alla donna che con un ennesimo sospiro ricomincia a versare i liquori nello shaker.

— E allora muoviti, o lo perderai.

— Sono impegnato, non vedi?

Stavolta parla con me, ma la barista non può saperlo. — Prego?

— Niente, dolcezza. A volte parlo da solo. Tu non farci caso…….

Buona lettura…

Alessandra

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