Jadav…

jadav 1Vi ricordate la nostra partecipazione ad Expo?  Ecco qui, il nostro lavoro.

JADAV….

Sono un seme  io, e sono nelle mani ruvide e calde di un Signore.
Jadav il suo nome. 
Sono nel posto in cui tutti quelli come me vorrebbero essere, prima di
essere radicati per sempre nella Terra.
Mi stringe tra le mani, come se fossi la cosa più importante che lui possa
avere. 
Guarda il terreno, lo osserva e mi fa gironzolare tra le mani.

Mentre mi accarezza delicatamente, mi racconta la storia di questo banco di sabbia
vicino a un fiume. 

Tutto è testimoniato dall’umiltà e dalla forza con cui queste mani mi
sorreggono.

jadav 2Sono leggero, lo so, sono un seme. Lo sarò finché Jadav mi
poserà nell’incavo che lui ha creato dentro la Terra per farmi posto. 
Da quel momento diverrò un albero e allora,  il mio peso sarà ben diverso. 
Queste mani, adesso, stanno sorreggendo un albero. 

Jadav mi racconta dello sterminio dei serpenti, di come le onde li
riportarono a riva, inermi.

Fu una carneficina, una delle ferite più profonde che lui dovette sopportare.

Mentre mi parla i suoi occhi sono lucidi, piange Jadav, ricordando quei momenti difficili.
Lui, guardia forestale, aveva subito la più grossa delle ferite. 
Decise di lasciare la sua casa, i suoi studi e di vivere in quella riva.
Jadav aveva solo sedici anni. 
Voleva piantare alberi da foresta, ma gli venne negato. In questa zona
potevano essere piantati solo alberi di bambù. Ecco perché, ora, mi trovo
tra le sue mani.

Tornò nella sua casa e portò le formiche rosse che erano in grado di
cambiare la proprietà del terreno e, in poco tempo, vide finalmente
spuntare, vicino agli alberi di bambù, dei fiori nuovi.
“Era questo il momento giusto per piantare alberi da foresta”
pensò Jadav, e lui lo fece, con la cura e la tenacia di sempre. 

Dopo dodici anni arrivarono i primi avvoltoi e uccelli migratori a farci
visita. La catena alimentare, da questo, momento iniziò a costruirsi da
sola.
Noi… prima semi, ora alberi, guardavamo Jadav: quella persona minuta,
adesso stava diventando, sempre più, un grande uomo.
Passando tra gli alberi ci guardava, poggiando una mano sul nostro tronco,
con quel tocco, delicato, con cui ci teneva tra le mani. Quella era la sua
carezza. 
jadav 1Nessuno sapeva di questa foresta, fin quando un gruppo di elefanti arrivò,
distruggendo la capanna di Jadav.
Il ministro delle Foreste lo incontrò, rimanendo stupito dal lavoro che
quest’uomo aveva fatto. Jadav aveva trasformato un banco di sabbia in una
rigogliosa foresta. 

Gli abitanti del posto volevano abbatterci, ma Jadav ci difese. 
Si arrabbiò, minacciando di uccidere chiunque si fosse avvicinato a noi.
Ho visto quest’uomo chinarsi, per darmi la possibilità di crescere e ora lo
guardo dall’alto. Jadav ha qualche ruga in più e il tempo ha scavato sul
suo volto profondi alvei di fatica, ma quello che mi colpisce di più, sono
quelle mani grandi. Quelle mani che richiamano amore e volontà.
Jadav alza lo sguardo fiero e vede quello che, giorno dopo giorno, seme
dopo seme, è riuscito a costruire. 

Jadav, adesso, può finalmente sorridere.

jadav 2Questa è la storia di Jadav Payeng, una guardia forestale indiana. 
Quella descritta è la foresta di Molai Kathoni (il bosco di Molai,
soprannome di Payeng)
Jadav ha iniziato questa sua impresa nel 1979 trasformando 550 ettari di
banco di sabbia in una rigogliosa foresta.

Testo rivisitato da Alessandra Monaco per Destinazione Libri
Voce di Valerio Marra autore di Le scottanti Verità

Grazie a: Davide Raimondi autore di Elfinger Sopra e Sotto

Il video sarà on line a settembre….

Alessandra

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