Debora Raimondo

Torna a farci visita l’autrice di “Il Riscatto”, romanzo che ci ha appassionati la scorsa settimana! Non aggiungo altro e vi auguro buona limg_1306ettura 😉

 Buongiorno Debora, bentornata tra le pagine di Destinazione Libri.

Grazie a voi per l’opportunità.

 Rompiamo il ghiaccio, cosa fai nella vita di tutti i giorni? 

Hai voglia di raccontarci qualche cosa di te? 

Certamente. Ho lavorato per molti anni nell’ambito dell’amministrazione del personale poi, circa un anno fa, (non so ancora se per incoscienza o per audacia) ho deciso di seguire la mia più grande passione mollando tutto per intraprendere una nuova ed entusiasmante attività, quella di “Wedding and Personal Writer”. In altre parole mi occupo di confezionare libri “personalizzati” che diano voce a chiunque voglia rendere indelebili ricordi importanti o eventi speciali riguardanti matrimoni, dimore storiche e molto altro. Amo la lettura, il teatro e ricerco costantemente il contatto con la natura infatti appena posso, io e il mio compagno, scappiamo dalla città in cui viviamo (la mia adorata Milano) per fare delle brevi full immersion nel verde. Nonostante abbia praticato per anni difesa personale e ju jitsu, frequentato corsi di teatro e di balli latino americani, posso affermare con un pizzico di vergogna di essere diventata scandalosamente pigra! Ora come ora il massimo dell’intraprendenza è organizzare una serata con amici intimi.  

 Quanti libri hai pubblicato?

Ad oggi è stato pubblicato “Quel che resta di noi” nato un paio di anni fa grazie ad Antonietta Meringola e a Valerio A. Semenzin di Apollo Edizioni. In seconda battuta è stato editato “Il riscatto” per merito della casa editrice Planet Book la quale ha accettato di intraprendere in mia compagnia l’avventura della seconda  pubblicazione. In ultimo con “I miei week-end“ (una sorta di mini guida turistica) ho voluto sperimentare la strada del self-publishing lanciando un eBook nel circuito e-commerce.     

 Di cosa parla il tuo libro?

 

Parla delle vicissitudini di Fosco Cristaldi, un giovane contabile-finanziario il quale, dopo una delusione lavorativa, si ritrova a svolgere la sua attività professionale presso un’affermata società milanese. La scalata al successo è inizialmente rapida e inaspettata, ma il moltiplicarsi degli impegni lo porta a compromettere la propria vita sentimentale. Alcuni errori imprenditoriali inducono il protagonista a confrontarsi con gravi problemi che lo portano a scontrarsi con realtà tutt’altro che piacevoli. L’incontro casuale con Dasha, una giovane ucraina non vedente, gli sconvolge la vita. L’alone di mistero che avvolge la donna e l’indole fragile che la caratterizza, lo attraggono in maniera inconsapevole. Nell’avvicendarsi della storia Fosco scopre dettagli scottanti riguardanti la vita di Dasha che fanno emergere verità nascoste. Qui inizia il bello ma non posso svelare altro per non togliere il gusto della sorpresa.         

  Qual è stata la parte che più ti ha emozionato?

Rileggerlo la prima volta per intero. In ogni caso devo confessare di essermi divertita parecchio nello scrivere la storia. Molti dettagli e alcuni accadimenti hanno preso vita durante la stesura senza nessuna premeditazione; un paio di volte mi sono perfino chiesta: ”Sono io che ho inventato i personaggi o sono loro che si sono serviti di me per emergere dall’inchiostro?” Si lo so, è un pensiero un po’ contorto… lasciamo stare!        

 La scelta dei personaggi come è nata?

Ispirandomi al vissuto personale e a quello di tante persone a me vicine che stanno attraversando momenti di difficoltà a causa di una crisi economica che sembra ampliare sempre più il divario tra povertà e ricchezza.    

 

  Ti trovi alla fine del tuo libro, metti il tuo ultimo punto: che sensazione provi?

Di speranza. Vorrei che la storia di questo libro avesse la capacità di far riflettere sulle assurde contraddizioni del mondo del lavoro e incoraggiasse al cambiamento.

 Il rapporto con i  lettori per un autore è importante, com’è il tuo?

Essenziale! E’ grazie a loro che si scoprono punti di forza e pecche del racconto. Le critiche e i giudizi sono necessari per potersi migliorare e per riconoscere altri punti di vista.   

 Che rapporto hai con i social?

Di odio e amore. So che sono molto utili e so di non poterne fare a meno ma cerco di evitarne la dipendenza. Ho un profilo Facebook personale che uso di rado e due pagine (LibridiDebora e Dolcevento) che utilizzo per passione e per lavoro.

 Debora tu leggi esordienti?

Si, mi piace leggere libri di esordienti. A casa ne conservo alcuni. Se non ci diamo una mano tra di noi è finita!

 Scriveresti un genere completamente opposto da quello che hai scritto?

Perché no, in fondo come si dice… mai dire mai. Molto dipende dall’ispirazione del momento, dalle esperienze che si vivono, dalle persone che si frequentano e che magari hanno la capacità d’influenzare pensieri e idee.

 Un libro che non leggeresti mai… cosa deve avere o cosa manca?

Non leggerei mai un libro che racconta di episodi di violenza disumana e di torture brutali. Non ci riesco, detesto tutto ciò che viola il rispetto della razza umana e animale.

 Blog letterari, ce ne sono tanti, sono seguiti secondo te? Cosa pensi di questi?

Ammetto di non avere molta esperienza in materia comunque è vero, ce ne sono parecchi. Credo però che molti abbiano la durata di una meteora. Hanno un buon riscontro e continuità solo quelli che vengono gestiti con passione e costanza.  

 Quanto è difficile far conoscere i propri libri?

Tantissimo al quadrato!!! E’ come lanciare un petardo nel bel mezzo dei fuochi d’artificio! E’ come pubblicizzare un granello di sabbia nel deserto del Sahara! Perché un lettore dovrebbe preferire il mio granello quando ne ha a disposizione un’infinità? E’ un’impresa titanica. Inoltre le librerie non aiutano in quanto espongono sugli scaffali solo libri di scrittori popolari o in odore di fama. E’ la dura legge del mercato. Come ogni esordiente si tira dritti e chissà… forse, con un pizzico di fortuna e tanta tenacia, un giorno qualcuno si accorgerà anche di noi.      

 La domanda che non ti abbiamo fatto e che ti aspettavi? falla e rispondi pure

Mmm… una domanda alla Marzullo! Vediamo… mi aspettavo una tipo: “Qual è l’ultimo libro che hai letto?”… e io avrei risposto “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia. Bello e interessante.

 Cosa ti piacerebbe rimanesse al lettore di questo libro?

Ciò che scrivevo prima, che incoraggiasse al cambiamento. Come diceva Churchill: “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.”

 Debora scriverai ancora?

Si, ho già una bozza d’idea per il prossimo. Del resto credo che scrivere abbia su di me un effetto terapeutico e visto che non ha controindicazioni andrò avanti a farlo.

 Quanto è importante la copertina per il tuo libro?

Penso che sia abbastanza importante. E’ una sorta di biglietto da visita che racchiude in un’immagine la sintesi del libro stesso. 

 

 Ti ringraziamo Debora, per essere stata con noi, per averci dato la possibilità di parlare ancora di te!

Grazie a voi per lo spazio concessomi, ammiro ciò che fate per noi autori emergenti. In bocca al lupo per il vostro lavoro.

Annalaura

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