Roberto Serafini

robertoLui è Roberto Serafini, il suo libro è: Enza Venturella vi racconto il mio Cosimo Cristina.
Un autore alla sua quarta pubblicazione, l’ho conosciuto grazie a Concession Gioviale, è venuta a Milano per Tempo di Libri e non poteva mancare il nostro incontro. Sapevo che doveva farmi conoscere degli autori.
Mi presenta il suo libro, e subito le ho detto: mi piace la copertina.
Non sono qui oggi per parlarvi del libro, ma di Roberto Serafini come autore, perchè non è facile avere sensibilità e padronanza di genere in un libro come il suo.
Ci siamo sentiti, qualche messaggio. Le caratteristiche che sono subito arrivate di questo autore sono sensibilità e grande passione per la scrittura. La sua umiltà lo rende quell’autore che è riuscito a scrivere una storia come questa.
Ora però lascio che siate voi a conoscerlo.
Ultima cosa: BUON COMPLEANNO ROBERTO. 
Buongiorno Roberto, ben arrivato tra le pagine di Destinazione Libri. Rompiamo il ghiaccio, cosa fai nella vita di tutti i giorni? Hai voglia di raccontarci qualche cosa di te? 
R. Buongiorno a te e grazie per avermi ospitato nel tuo blog. Mi chiamo Roberto Serafini e ho 49 anni. Sono un ragioniere e lavoro dal 1992 in un grande albergo di Roma, ricoprendo da diversi anni il ruolo di responsabile amministrativo. Nel tempo libero mi piace leggere, ascoltare la musica, guardare film e suonare il pianoforte. Amo gli animali e in particolare cani e gatti, il mare, il buon cibo e viaggiare.
Quanti libri hai pubblicato?

R. Ho pubblicato quattro libri e due miei racconti sono stati inseriti in due antologie. Il primo libro in assoluto l’ho pubblicato nel 2012 e l’ultimo nel 2015.

Di cosa parla il tuo libro?

R. Il libro “Enza Venturelli. Vi racconto il mio Cosimo Cristina” racconta un anno e mezzo di storia d’amore tra due giovani innamorati che si sono conosciuti in una calda giornata d’agosto in un bar del centro di Caltanissetta. Lei diciottenne cassiera di un bar, lui giovane giornalista di cronaca nera. Cosimo Cristina fu trovato morto in una galleria ferroviaria di Termini Imerese nel maggio del 1960 ed oggi è considerato il primo giornalista ucciso dalla mafia. Di lui si conosceva solo l’aspetto professionale, lavorativo, con questo libro ho voluto mostrare anche il lato umano e privato, finora sconosciuto.

L’idea di scrivere questo libro come è nata?
R. Enza Venturelli è mia zia e fin da bambino ho sempre sentito raccontare da lei la storia di questo fidanzato ucciso dalla mafia. Diventato grande e già con un’esperienza alle spalle di un altro libro biografico le ho proposto di raccontarmi la loro storia per farla conoscere al grande pubblico. Per lei è stata come una sorta di liberazione, anche se dolorosa a causa di vecchie ferite che inevitabilmente si sono riaperte. In questo libro sono state versate molte lacrime, sia da parte di mia zia sia da parte mia.

Scrivere un libro come questo, dove parte sentimentale e ricerca dei fatti sono in assoluta simbiosi non è facile, come sei riuscito a mescolare all’unisono questi elementi?

R. Ho lavorato su due fronti: il racconto diretto di Enza, limitato a quello che ricordava di Cosimo come persona e come fidanzato, e la ricerca delle fonti storiche, come gli articoli di giornali dell’epoca che parlavano del suicidio/omicidio del giornalista, altri libri di inchiesta sulle vittime della mafia, come “Gli insabbiati” di Luciano Mirone e soprattutto il giornale fondato da Cosimo Cristina “Prospettive Siciliane”. Ho cercato di miscelare le due cose anche se in alcuni punti del libro una parte prevale sull’altra.

Nel libro non c’è un Io narrante, ma è la protagonista che racconta questo amore unico, come sei riuscito a cogliere ogni sfaccettatura?

R. Ammetto che non è stato per niente facile mettermi nei panni di una donna e cercare di rendere al meglio i sentimenti che scaturivano dalla sua anima innamorata e addolorata. Del resto l’abilità di uno scrittore sta anche nella forza narrativa con cui si riescono a trasmettere i sentimenti e le sensazioni. Non so se ci sia riuscito completamente o solo in minima parte, però ce l’ho messa tutta.

enza venturelliEnza Venurelli vi racconto il mio Cosimo Cristina. Questo il titolo del tuo libro, già da qui si percepisce quanto questo amore sia rimasto vivo in lei nonostante…
R. Nonostante l’oltre mezzo secolo passato, nonostante che per oltre quarant’anni di Cosimo Cristina non si sia parlato, nonostante fosse stato dimenticato anche nella sua città di nascita, Termini Imerese.

Enza invece non lo ha mai dimenticato e le oltre cento lettere che ancora custodisce gelosamente, l’hanno accompagnata in tutti questi anni, nei momenti di sconforto, di angoscia, di dolore. Lui ha vissuto e vive tutt’ora dentro di lei.

Quando hai messo l’ultimo punto a questo libro, cosa hai provato?

R. La sensazione che si prova quando si termina di scrivere un libro – almeno per me è così – non è mai di soddisfazione completa. In questo caso, più che in altri, mi sono sentito inadeguato ad aver raccontato una storia così importante e mi sono chiesto tante volte se non avessi potuto fare di più di quanto abbia invece fatto.

Il rapporto con i lettori per un autore è importante, com’è il tuo?

R. Ho un buon rapporto con i miei lettori, con molti di loro sono anche amico. Ci sentiamo spesso e interagiamo nei vari gruppi facebook. Ci accomuna la passione per la lettura e la scrittura, infatti molti dei miei lettori sono a loro volta anche scrittori.

 

Roberto tu leggi esordienti?

R. Leggo moltissimi esordienti, ho anche molti libri auto-pubblicati nella mia libreria.

Perché hai deciso di pubblicare in self-publishing?

R. La bellezza del self-publishing è che puoi mandare il tuo sogno nel cassetto oggi e vederlo pubblicato nel giro di una decina di giorni. Niente attese di improbabili risposte da case editrici più o meno note o la classica e stereotipata risposta “Spiacenti, ma il suo manoscritto non rientra nella nostra linea editoriale”. Io non ho mai mandato nessun manoscritto in giro ma ho puntato direttamente all’auto pubblicazione con Youcanprint, che oltre ad avere un buon rapporto qualità/prezzo dà anche moltissimi servizi al pari di una grande casa editrice.

Un libro che non leggeresti mai… cosa deve avere o cosa manca?

R. Mai dire mai. Sono aperto a qualsiasi genere letterario. A volte si scoprono gioielli anche dove non te lo aspetteresti.

Quanto è difficile far conoscere i propri libri?

R. È molto difficile, specialmente se fai tutto da solo. Ci vuole costanza nella divulgazione che oggi un autore self può solo fare attraverso i social, confidando poi nel passaparola. Anche per questo motivo il ruolo dei blog, che si occupano di libri e recensioni, è di grandissimo aiuto e utilità per noi autori.

La domanda che non ti abbiamo fatto e che ti aspettavi? Falla e rispondi pure.

R. La figura di Cosimo Cristina oggi è conosciuta grazie a questo tuo libro? No, io ho messo solamente un piccolo tassello in più, facendo conoscere la parte nascosta e privata di lui, ma già da oltre dieci anni la sua figura è lentamente riemersa dalle nebbie dell’oblio in cui era reclusa. A Termini Imerese c’è una associazione e una scuola superiore, l’Istituto Stenio, che ogni anno commemorano la morte di Cosimo Cristina con una giornata dedicata alla sua memoria. Nel 2010 l’Associazione Espero di Termini Imerese ha posto una lapide sul luogo del ritrovamento del suo corpo e il Comune ha intitolato una piazza di Termini al giovane giornalista. Ma ancora prima, nel 1999, il giornalista Luciano Mirone ha pubblicato un libro, “Gli insabbiati” nel quale per la prima volta racconta la storia di Cosimo e di come, secondo le sue indagini, sia stato ucciso dalla mafia. Ho saputo poi che sono state scritte delle tesi di laurea dove si parla di Cosimo Cristina e altre persone si stanno interessando alla sua storia. Sono stato contattato anche da una regista che mi ha proposto la realizzazione di un film tratto dal mio libro. Se sono rose fioriranno.
Cosa ti piacerebbe rimanga al lettore di questo libro?enza venturelli

R. L’idea di un amore che duri nel tempo. Oggi è molto raro un amore di questo genere, dove tutto è immediato, veloce, mutevole. Una volta ci si innamorava di una persona anche solo leggendo le sue lettere, che si aspettavano con trepidazione e quando il postino le recapitava ti tremavano quasi le mani mentre le aprivi. Le leggevi e rileggevi cento volte, fino a consumarle. Le tenevi sotto il cuscino nell’attesa della successiva, nella quale, magari, ti scriveva il giorno in cui finalmente ci si sarebbe potuti rivedere. Vorrei che rimanesse il sapore di questo amore di un tempo, che forse chi è più grande ancora lo ricorda o ci si riconosce, mentre per i più giovani potrebbe essere una scoperta totalmente nuova.

17) Quanto è importante la copertina per il tuo libro?

R. Ho voluto creare una copertina dove ci fossero in un’unica immagine gli elementi principali della storia. La ragazza che scrive a macchina rappresenta un po’ Enza che mette su carta i propri ricordi. Il fatto di farlo sui binari di una ferrovia è l’altro elemento fondamentale della storia. È sui binari di una ferrovia che è stato ritrovato il corpo di Cosimo Cristina. Ma ciò che vive nel ricordo non muore mai, per questo quegli stessi binari non hanno messo fine a una vita, ma l’hanno resa viva per sempre.

robertoTi ringraziamo Roberto, per essere stato con noi, per averci dato la possibilità di parlare di te, di questa storia che ha fatto battere il cuore. Presto ti rivedremo protagonista sempre in queste pagine, per parlare del tuo libro.

R. Grazie a voi per lo spazio e il tempo che mi avete dedicato.

 

Roberto Serafini

sito web: robertoserafini.it
Buona lettura
Alessandra
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