L’anno in cui imparai a raccontare storie

l'anno in cuiCome Il buio oltre la siepe, a cui è stato paragonato da tutti i critici che l’hanno recensito, questo libro è la sintesi perfetta di avventura, suspense, impegno civile. Ambientato nel 1943, all’ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un’accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità.
Una scrittura nitida e coinvolgente dà voce a una delle protagoniste più forti della letteratura contemporanea e terrà incollati alle pagine sia i ragazzi che gli adulti. L’anno in cui imparai a raccontare storie è già un classico..

Sbirciando su alcuni blog e qualche sito ho scovato questo, la copertina nemmeno a dirlo mi ha stregata. Ha qualche cosa di retrò, di altri tempi, e viene voglia di leggerlo e sfogliarlo, maneggiarlo.

La sinossi non lascia per nulla indifferenti, e non a casa risulta essere uno dei libri più letti di queste settimane.

Lo prenderò!

Buona lettura

Alessandra

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Sara al tramonto

sara al tramonto
Sara al tramonto 

Stavo facendo un giro sui vari siti dei colossi, è venuto fuori che, Sara al tramonto, edito da Rizzoli, risulti uno dei libri più venduti della settimana.

Voi lo avete letto?

“Niente che mi riguardi è ufficiale. Io non sono con lei in questo momento, non ci siamo mai visti. In realtà non esisto.”

Sara non vuole esistere. Il suo dono è l’invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla.

 

Buona lettura

Alessandra

Giorgio Reali

giorgioNon è mai facile leggere da una mail che una persona a cui sei stata affezionata se n’è andata, eppure, quando ieri ho cliccato su quella bustina nello schermo e ho letto che GIORGIO REALI, Fondatore dell’Accademia del Gioco Dimenticato è volato via, ho provato un sollievo.

Destinazione Libri ha avuto la fortuna di collaborare per un periodo di tempo con lui, mi ricordo ancora quando la prima volta con Veronica siamo andati da lui, la porta non si apriva tutta, ma solo un pezzetto, perché nelle stanze c’erano i suoi sacchi con i suoi “materiali preziosi” nulla di più che sacchi di spazzatura. Eppure… ci fa sedere in sedie riadattate, con quel suo modo trasandato, con la sua bottiglia di birra sempre in mano ci racconta di Lui, prima però la sua domanda:- Voi siete venute qui a parlare con me di collaborazione, ma voi il mio sito lo avete visto?  Rossa come un peperone, come una bambina trovata con le mani nella marmellata avevo risposto di no, e lui con quella sua fermezza:- e allora come fai a parlare se non sai nulla di me.

Un respiro e i suoi occhi si illuminano quando comincia a raccontarci cosa è L’accademia del Gioco dimenticato, ci chiede cosa proponiamo, e noi, timide ma abbastanza folli, diciamo che ci servirebbe uno spazio per le nostre presentazioni, per i nostri autori, gli spieghiamo chi è destinazione Libri, cosa vorrebbe fare. Rimane in silenzio pochi attimi: – Lo spazio è questo, se volete possiamo collaborare. Lo dice senza mezzi termini: – Io sono strano, io sono questo. Come mi vedete, questo è il mio mondo. Un mondo troppo stretto, troppo forzato per lui, era come se portasse un abito troppo troppo stretto che non gli permetteva di respirare.

Credo sia stata una delle esperienze più intense che abbia mai fatto. Tu non puoi essere raccontato in una volta sola, tu sei sempre stato anima libera. Abbiamo passato tanto tempo da soli, abbiamo discusso, ho provato a portarti via da un mondo che però non ti apparteneva, perché tu dovevi fare i conti con qualche cosa che avevi dentro, che permettevi raramente di conoscere. Mi hai insegnato l’amore per quello che si fa, la passione. Vederti giocare con i bambini, di qualsiasi età e riuscire a coinvolgere anche il genitore più austero era bellissimo. Quanti giochi che hai inventato, giochi che ho imparato ad usare, che ho imparato ad apprezzare e che ancora propongo.

Era qualche anno che non ti vedevo, ma spesso ho parlato di te. Per la prima volta non mi fa male saperti lì, in alto da qualche parte, perché finalmente tu hai trovato la tua dimensione, ora basterà alzare gli occhi al cielo e vedere il tuo sorriso.

Grazie Giorgio, per tutto quello che mi hai insegnato e per aver creduto in noi. Destinazione Libri ti porterà in queste pagine.

Chi era Giorgio Reali? Lo trovate qui…   http://www.milanotoday.it/cronaca/giorgio-reali.html

 

Con affetto e grande riconoscenza

Alessandra

Libri, libri e ancora libri

Sono solo alcuni questi i titoli che La strada per Babilonia propone, ce n’è per tutti i gusti… dall’horror, al gotico, alla cucina, ai ragazzi, allo storico, alla narrativa.

http://www.babiloniaedizioni.com il sito.

 

L’orco di Rhemes di Renato Riva

l'orco di rhemesOggi vi parlo di questo libro: L’orco di Rhemes.

Avete presente quando vi consigliano un buon libro e rimani soddisfatto ed incantato? E’ il caso di questo libro, di Renato Riva.

E’ stato un amico a parlarmene, lo aveva fatto qualche tempo fa, accennando solo alla storia,  pochi giorni fa però torniamo a parlare di questo libro e mi  inizia a raccontare le vicende dei protagonisti  con un trasporto tale  che non  leggerlo diventava impossibile. Ero incuriosita dalla storia ma anche  affascinata da come  mi stava raccontando  questo libro. Per un attimo ho pensato: -Sta a vedere che lo ha scritto lui sotto pseudonimo? La foto all’interno del libro del vero autore ha smontato quell’alito di dubbio che ho avuto.

LA SINOSSI

“Tutto era cominciato da una cartolina”. La cartolina illustrata raffigurava le montagne di Rhêmes e il ragazzino che la prese in mano se ne innamorò a prima vista. Il romanzo racconta la storia di questo amore: l’amore per le montagne che spinge un gruppo di ragazzi e in particolare due grandi amici a iniziare l’avventura di conquistare le cime alla ricerca di qualcosa di cui non sono pienamente consapevoli, spinti dall’esigenza di mettersi alla prova e vivere profondamente i valori dell’amicizia, della solidarietà, della vicinanza degli spiriti, del silenzio. Non è un romanzo pieno di aggettivi e belle parole che descrivono le montagne, qui la montagna è descritta nella sua crudezza fatta di freddo, di pareti difficili dove la bellezza può essere scoperta e compresa solo attraverso difficoltà e avventure. L’autore non racconta esperienze immaginate o mutate da altri, si sente che egli conosce intimamente tutti gli elementi della trama che ha costruito e ha nel suo bagaglio i pensieri, i dubbi ma anche gli slanci di tutti coloro che affrontano seriamente le montagne. La lotta per una conquista presuppone un vincitore. Il lettore farà forse fatica ad accettare l’epilogo e, istintivamente, nascerà la riflessione. Per chiudere il libro in pace con se stessi, occorrerà tentare di dare una risposta alle numerose domande che si imporranno.

 

LA NOSTRA RECENSIONE

“Chi può mai essere? Solo un pazzo può essersi spinto sin lassù, da solo. Un pazzo o un suicida. Non certo una persona normale. Forse un esaltato o un mitomane. O, forse, solo un alpinista innamorato della sua montagna, della sua parete.”

Quando ho iniziato a leggere L’orco di Rhemes, avevo il timore che fosse un libro troppo tecnico, di non riuscire a seguire la storia, non so nulla di montagna, di alpinismo e di tutto quello che c’è, però una cosa l’ho capita: la montagna è un mondo parallelo che va oltre ogni immaginario.

Bisogna rispettarla la montagna, non la devi sfidare, se la sfidi vince Lei… sono queste le parole che mi hanno detto poco prima che iniziassi a leggere. 

Il risultato è stato che mi sono appassionata subito alle storie dei protagonisti.

Un libro che parla di montagna, ma non di montagna.

E’ stato facile immergersi nelle pagine. L’autore, Renato Riva scrive con trasporto e dedizione. Molto articolati e ben fatti i dialoghi, uno stile curato e preciso, ma di assoluto trasporto, non ci sono schemi rigidi, tutto è in armonia con la storia.

Il lettore vive in modo pieno e tondo le parti di maggior tensione, si emozione, il pizzico di ironia che l’autore riesce a inserire anche nelle parti  più forti, fa in modo che il ritmo sia sempre incalzante. Non ci sono spigoli, non ci sono vuoti temporali e non ci sono frangenti non chiari.  Non ho mai avuto un momento dove sentissi l’esigenza di accelerare la lettura, e non ho mai avuto la necessità di tornare indietro a rileggere qualche riga.

– Ma è espostissima alle pietre e al ghiaccio… disse Ruggy con una strana voce flebile, è suicida… e poi è ripida, altro che inclinata.     -Beh, che sia rischiosa è fuori discussione. Siamo sull’orco, anzi nell’orco. Ma io ho un’idea. Potrei tentare di risalirla tutta, stando attaccato alla base della Roda, un po’ come siamo noi qui. Metto due corde fisse, circa ottanta metri

Le piccole imperfezioni, e qualche dettaglio sfuggito non danno fastidio, anzi, danno ancora più carattere a questo libro che a tratti sembra una prosa. Delicato il modo di esporsi, una buona padronanza della lingua ha permesso all’autore di giocare con diversi stili senza che il lettore venisse risucchiato in un vortice ancora più frenetico.  Le parti tecniche e non sviluppate lo rendono un libro adatto a tutti, si seguono le vicende fino  alla fine.

La copertina ha i toni del grigio, mi hanno spiegato che questa montagna si presenta così agli occhi, fa quasi paura, ma affascina… ed è la stessa percezione che si ha vedendo la copertina, affascinante. Perfetta la scelta della carta, non troppo sottile, non bianca, con quello spessore che ci porta alla struttura del romanzo.

Un libro che mi ha legata alle pagine da subito, mi ha permesso di conoscere anche se per poche ore, un mondo  sconosciuto,  mi ci sono immersa, ho riso, ho sperato, e sono stata con il fiato sospeso. Quando sono arrivata all’ultimo punto, nell’ultima pagina mi ha sono fermata un secondo in più, perché tutti abbiamo una stella lassù che si accende.

Ve lo consiglio,  ditemi cosa ne pensate.

Buona lettura

Alessandra

 

Il libro potete trovarlo

https://www.libreriauniversitaria.it/orco-rhemes-riva-renato-chateau/libro/9788876371059