Diario di scuola

DIARIO DI SCUOLA

Una confessione.

Un’attenta descrizione dei cambiamenti della società che influiscono sulla scuola fatta da chi è stato studente, professore e genitore ed ha vissuto nella scuola per tutta la vita.

La prima parte racconta l’esperienza di “studente somaro” dell’autore, fatta di paura di sentirsi non all’altezza.

Il nostro “somaro” è Daniel Pennac (pseudonimo di Pennacchioni), scrittore francese nato nel 1944 in una famiglia di militari, ci racconta la sua difficile esperienza scolastica; lui, ultimo di quattro fratelli tutti laureati, vede i suoi esordi scolastici come veri e propri fallimenti, importanti però per fargli capire come comportarsi soprattutto con i suoi studenti e con gli immancabili somari.

Il riscatto arriva dalla letteratura, dopo una carriera scolastica a dir poco disastrosa. Un moderno somaro che ha impiegato un’anno intero per imparare la lettera A e che ha conseguito la maturità a vent’anni compiuti.

Pessimo allievo, solo verso la fine del liceo ottiene buoni voti, quando un suo insegnante comprende la sua passione per la scrittura e, al posto dei temi tradizionali, gli chiede di scrivere un romanzo a puntate, con cadenza settimanale.

Per lui, come per molti altri, la situazione si è ribaltata con l’incontro di alcuni insegnanti innamorati della propria materia a tal punto da far diventare gli alunni “affamati di conoscenza”.

La narrazione ruota intorno alla domanda che lo scrittore si pone, come mai alcuni bambini soffrono così tanto all’idea di andare a scuola? La risposta stà nella paura delle domande che possono essergli rivolte.

Tutti noi abbiamo paura delle domande che ci potrebbero essere poste. Ci dimentichiamo che quel piccolo secondo necessario per rispondere è invaso da questa paura.

Secondo Pennac il compito dei professori è quello di aiutare i ragazzi a guarire da questa paura innata, compito fondamentale per poter insegnare qualcosa.[…]

L’autore mette inoltre in evidenza le figure di insegnanti moderni che pensano che il modello di studente sia quello che arriva a scuola, ascolta la lezione, risponde alle domane e va a casa pronto per fare i compiti, dimenticando invece che il vero compito dell’insegnante è quello di spiegare “come” imparare, far sentire la passione di ciò che si insegna, di saper ascoltare ed intuire desideri ed inclinazioni dell’alunno per tirare fuori il meglio da ciascun “somaro”.

Quando infine da studente diventa insegnante il suo scopo principale sarà cancellare le convinzioni degli “abitanti degli ultimi banchi” descritte benissimo da Pennac: “noi passiamo, i prof restanto”, “ sono negato a scuola e non sono mai stato che questo” .. Considerazioni che non fanno altro che far crescere la “passione del fallimento” o alla peggio la “vocazione alla delinquenza”.

Pennac mette così anche in evidenza la situazione delle banlieues francesi, simbolo dell’inefficienza del sistema scolastico nell’integrare i giovani provenienti da classi sociali diverse: temi attualissimi non solo in Francia.

La lettura è veramente coinvolgente, divertente, scorrevole ma soprattutto sicuramente ognuno di noi si identificherà almeno in una delle situazioni raccontate. Bello da far leggere ai propri figli se adolescenti, incoraggiante per loro ed anche per noi genitori.

Disponibile versione e-book.

Buona lettura.

Lucy

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