Credi in noi

credi in noiUna storia, di amore e amicizia, in un piccolo paese del sud. A far da spartiacque tra giusto e sbagliato vi è un costume popolare di buone maniere, che si erge fino a diventare modello universale. Protagoniste Lara e Simona, due ragazze come tante, con i loro sogni in tasca, costrette a vivere tra persone incapaci di accettare, di voltare pagina per raccontare nuove speranze. Costrette a combattere contro pregiudizi ed accuse, pur di difendere il loro amore.

Parliamo di un libro di centosessantasei pagine, copertina morbida, parliamo di un libro che vuole far sentire la sua voce, lo si legge d’un fiato, dove denuncia i pregiudizi di una società fintamente moderna ma ancora troppo chiusa per accettare l’amore di una coppia di ugual sesso. Semplice la scrittura, ottimi i dialoghi, le scene descritte sono ricche di dettagli, particolare attenzione alle emozioni, e lei riesce a farcele vivere.

Un amore intenso, con i batticuori, con quella voglia di stare insieme, un amore pronto ad andare contro tutti, un amore che si scontra con l’omofobia.

Lei è Rita D’Onghia, una ragazza che studia il ma il secondo anno di scienze politiche e relazioni internazionali,  una ragazza che ha avuto la forza di parlare di questo grande problema.

I miei complimenti vanno a Lei, mi sono entusiasmata  a leggere questo romanzo, ma davvero di romanzo si tratta? io penso che sotto queste vesti ci sia di più, la forza di dire basta a queste situazioni.

Se lo consiglio??’ Certo, assolutamente si, ma non solo, LE SCUOLE devono adottare questo libro nelle classi.  Combattere l’omofobia nelle scuole…

 

e book disponibile

 

Buona lettura

Ale

 

Newton contro Dio

 

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Pensando di leggere un saggio sull’eterno confronto Scienza Vs Religione (argomento che mi appassiona molto), mi sono fortunatamente imbattuto in un romanzo magistralmente scritto da Alessandro Dolce. Che piacevole scoperta!!!

DI cosa parla il romanzo: una storia d’amore nello sfondo e una verità scomoda con cui confrontarsi. Natan è appena diventato ricercatore della facoltà di fisica teorica dell’università di Seattle e molte delle speranze per il futuro della fisica quantistica poggiano su di lui che subito impressiona per le sue capacità finché, una maledetta sera, un incontro non sconvolge la sua esistenza portandolo a sfidare tutte le concezioni comunemente accettate. Natan non si tira indietro e con Luce, biologa, scoprirà la verità a cui non è pronto, una verità scomoda che potrebbe destabilizzare i sistemi scientifici predominanti. Nella sua ricerca però troverà anche l’amore, quello che ti cambia la vita, e sarà proprio questo sentimento a tracciare la strada davanti a lui contro tutto e tutti spingendolo a lottare malgrado tutto il suo mondo rischi di crollare irrimediabilmente. nella tasca posteriore dei pantaloni e ne trasse un fogliettino di carta stropicciato. Con grande fatica, cercando di non perdere la presa lo porse al ragazzo che gli stava di fronte. Il ragazzo lo guardò dall’alto e non capì. Attese resistendo con il fogliettino stretto nella mano tesa. Era determinato, una forza incredibile lo pervadeva. Non mollò la presa e attese ancora”.

Fonte http://graziaeverita.com/editoria/newton-contro-dio/

 

 

Chi è l’autore: Alessandro Dolce è nato e vive a Potenza, classe 1981, ingegnere meccanico con la passione per i libri e per la scrittura nonché per la matematica e la fisica, passioni che emergono chiare nel suo romanzo Newton contro Dio, un thriller scientifico avvincente ed esaltante che ci porta con disinvoltura tra i misteri e le leggi che reggono l’universo, senza però tralasciare la dimensione intima di un cuore che scopre l’amore.

 

Un gran bel libro! Da leggere.

 

Emi

ROBERTO BISIGNANI

Roberto Bisignani, lo conosco alla finale di SanRemo Writers,  ci presenta Alberto Diso. Una stretta di mano sincera, poche parole, lo scambio di mail, ci risentiamo presto Alessandra, mi dice.

Passa qualche giorno e trovo la sua mail, da lì i contatti diventano frequenti, ci segue, ci da qualche consiglio, diventa un “autore della porta accanto”. Schietto, capace, senza giri di parole, Roberto Bisignani sa cosa vuole e sa dove vuole arrivare. Una persona che abbiamo avuto la fortuna di conoscere ed oggi lo conoscerete anche voi.   

 

Roberto, Parlaci di te:  Buongiorno a coloro che avranno la voglia ma soprattutto la pazienza di leggere, e grazie a Voi per questa splendida opportunità.

Iniziamo col dire che cosa non sono. Non sono uno scrittore. Penso che questo termine implichi un substrato e una conseguente infrastruttura di professionalità anche organizzativa che al momento, e forse mai possiederò. Sono solo una persona che scrive, che ha deciso di concretizzare quella potenzialità innata in ciascuno di noi di cristallizzare i propri pensieri trovando il coraggio di farli conoscere ad altre persone. L’abilità nella scrittura non è una dote innata, è una facoltà che giorno dopo giorno può affinarsi coadiuvata dalla cultura, divenendo più o meno elastica, più o meno scorrevole, ma che ha un’unica base comuni a tutti; la fantasia. La fantasia non è quantificabile, non è oggettivamente schematizzabile, non conosce confini, è perpetuamente nel pieno di un big bang che si rinnova ogni giorno purché adeguatamente alimentato. Ciò che è innata invece è la sensibilità e senza questa la fantasia rischia di rimanere annichilita nel più profondo dei buchi neri.

Ovviamente il percorso di vita personale ha lasciato la propria impronta nello sviluppo di questa “maturazione creativa”. Ho avuto la fortuna di avere un padre che fin da piccolo mi ha sempre spinto verso la lettura, e soprattutto la decisione presa di intraprendere studi umanistici che, non subito, ma a rilascio prolungato hanno plasmato il mio modo espressivo.

Da anni mi occupo di informatica nell’amministrazione pubblica con un iter lavorativo che agli occhi dei più stride con il fatto che io scriva o tenti di farlo. Ma informatica e scrittura non sono in antitesi, sono due facce della stessa medaglia. Con la prima si istruisce una macchina a compiere cose che spesso superano l’abilità umana. Con la seconda invece si ribadisce l’infinita superiorità del nostro cervello nella creazione di connessioni sinaptiche ed emozionali sconosciute a qualsiasi chip. Almeno fino ad oggi.

    Di cosa parlano i tuoi libri?  Quanti ne hai scritti? Non sono molto prolifico. Ho scritto un piccolo libro, autoprodotto, intitolato “Sono un Ragazzo Vintage”, che alla luce di una sconfinata nostalgia nei confronti degli anni 60 e 70, focalizza lo sguardo sull’eterno conflitto marito/moglie denunciando gli esecrabili tentativi posti in atto da queste ultime nel tentativo di assassinare le vestigia di quei periodi: videoregistratori, impianti stereo di produzione nazional popolare, conservati giustamente come reliquie, in grado di realizzare tunnel spazio temporali con un passato ormai perduto. Un piccolo divertissement dove l’amaro prevale sul dolce.

Mi sono poi dedicato per tre anni al romanzo “A.D.”. Un’opera che per le mie modeste capacità appare ciclopica in quanto essenza di una serie quasi infinita di sensazioni e pensieri maturati in circa trent’anni di ponderazioni che grazie ai riscontri ricevuti, ho scoperto, avere natura più universale che personale.

Lascerò che siate voi a svelarne in seguito il contenuto.

Successivamente partendo da “A.D.” ho scritto un racconto, “L’Astrofilo Pastranco” che riprende le vicende di due delle figure presenti nel romanzo originale e ne amplia la conoscenza fornendo ulteriori elementi interpretativi al lettore. Una Tac tridimensionale alla psiche di un uomo e una donna giunti al termine di un rapporto che però rimarrà indissolubile.

In mezzo, altri racconti, più o meno fortunati, e articoli di fondo pubblicati sulla fanzine aziendale.

    Da dove nasce l’idea di scrivere un libro? Questa è una cosa che vorremmo sapere tutti. E’ una miscela di elementi che non maturano tutti nello stesso momento. Quando ciò avviene da quest’insieme apparentemente caotico nasce l’ordine, e il desiderio di iniziare a dipanare lentamente “la matassa”. Purché il processo sia libero e non condizionato da pressioni di mercato. In questo caso l’idea indotta, costretta a maturare in fretta può altrettanto velocemente marcire.

    Qual è la fase più difficile nella stesura di un libro? La concordanza temporale tra fatti narrati in tempi e luoghi diversi. Occorre documentarsi utilizzando più fonti e in questo la rete si dimostra oggi strumento unico, indispensabile ma da sottoporre a ulteriori verifiche. La disattenzione e l’errore sono sempre dietro l’angolo.

   Il tuo editor chi è? Purtroppo l’editor, pur essendo forse, il miglior amico di uno scrittore è una figura da retribuirsi, e al momento non penso di poter essere oggetto di un interesse tale che giustifichi il ricorrervi. Però mai dire mai anche se in questo quasi nuovo millennio trovare delle figure dotate di onestà intellettuale e scevre da finalità adulatorie è divenuto più che arduo. Le figure esistono ma, proprio perché professionalmente valide, e finanziariamente inarrivabili finisce che spesso si diventi l’editor di se stesso con tutti i rischi che ne derivano. 

   I tuoi libri: dove possiamo trovarli? Non potendomi affidare alla grande distribuzione ho a disposizione canali non proprio capillari.

Comunque gli incuriositi possono inserire il titolo d’interesse sul re dei motori di ricerca e ottenere una lista di siti e-commerce su quali acquistarli anche in formato elettronico o altrimenti utilizzare il corrispondente numero ISBN per la prenotazione tradizionale in qualsiasi libreria.

Senza dimenticare il sito personale raggiungibile all’indirizzo: http://arturbaker.wix.com/roberto-bisignani

    Che LETTORE sei tu?  Sono molto discontinuo poiché il poco tempo libero a disposizione lo utilizzo per scrivere. Riesco a leggere sono nelle serate dei fine settimana o quando sono in ferie. Quantificando, molto raramente supero i 4/5 libri letti all’anno.

  Libro scritto, parti riviste, poi la penna mette l’ultimo punto, che sensazione provi ? Complicità e affetto nei confronti dei personaggi. Come ho avuto modo di dire nell’intervista in occasione della premiazione di Sanremo Writers, ognuno dei protagonisti è custode, all’inizio inconsapevole, di frammenti caratteriali, ricordi, sensazioni dell’autore. Queste figure maturano ed evolvono nel corso della storia svolgendo un’attività terapeutica nei confronti di chi scrive poiché permettono di riportare alla luce, chiarire, episodi che si erano dimenticati, anche di natura dolorosa, facilitandone quasi l’esorcizzazione. Un mutuo soccorso tra l’idea e il proprio creatore.

E quando il libro termina si prova una specie di dispiacere, lo stesso che si avverte alla fine di un film particolarmente apprezzato.

  Scrivi con la tastiera o carta e penna? Scrivo quasi sempre sulla tastiera di un vecchio portatile, affidabile custode di elucubrazioni, ripensamenti, accentuazioni e assurde fantasticherie. Resisti vecchio hard disk!! Non mi mollare!!

Carta e penna per le rare illuminazioni giornaliere che poi rielaborate non lo sono quasi mai….

 I tuoi prossimi impegni? Sono in contatto quasi giornaliero con uno scrittore conosciuto al Palafiori di Sanremo. Diversi progetti sulla carta ma come dice il proverbio “Tra il dire e il fare….” Vedremo se la sorte ci assisterà, sarete i primi a sapere.

Il tuo rapporto con i social …Inesistente fino a Casa Sanremo Writers, anzi osteggiato per via dell’esasperante utilizzo che ne fa mio figlio. Grazie ad Alberto Diso (vincitore della manifestazione) che mi ha incoraggiato ad approfittare di questo mezzo, mi sono lanciato e oggi lo considero un efficace strumento di promozione purchè non condotto in modo invasivo e assillante.

 Sanremo Writers ti ha visto finalista… parteciperai ad altri concorsi? Sicuramente. Sanremo Writers è stata un’esperienza esaltante e formativa. Perché rinunciare a priori a un bel replay? Colgo anche l’occasione per ringraziare ancora una volta Vito Pacelli responsabile della Booksprint Edizioni e la giuria dei lettori per averci dato questa possibilità. 

ROBERTO intervistato da Destinazione Libri…perchè questa scelta? Perché siete quasi tutte donne: gentili belle e intelligenti. E io sono ancora un uomo.

Volete contenuti più profondi? Ho deciso di accettare perché non siete ancora state contaminate dalla logica degli interessi e del denaro e tuttora siete pervase dal sacro fuoco dell’imparzialità. Sperò però che questo fuoco perda un po’ del suo fervore a favore di un riconoscimento più materialistico perché i sogni e la buona volontà non sempre riempiono gli stomaci. Però iniziate a cambiare rotta solo dopo questa intervista…..

La domanda che non ti abbiamo fatto e che ti aspettavi? falla e rispondi pure

Roberto alla luce della tua esperienza cosa pensi della realtà editoriale del nostro paese? Avete presente una retta costituita da obscenicons? Bene è ancora troppo limitata.

Mi riferisco ai mostri sacri editoriali ai quali mi sono rivolto mandando decine di mail senza ottenere neppure la più spietata delle negazioni. Il nulla, l’essenza della non considerazione. Se però avessi scritto un trattato sul perché ad alcuni uomini dopo i 40 anni cadono i peli delle gambe (io sono uno di quelli) e fossi stato un personaggio noto, avrebbero fatto a gara per accaparrarsi l’indecente manoscritto.  Sarebbe stato stampato in migliaia di copie per lasciarlo in bella mostra invenduto in vetrina tra decine di libri supplicanti in ginocchio di essere acquistati per non rischiare il macero.

Questa è l’Italia, cara Destinazione. Mi direte siamo un popolo di musicanti, ex navigatori e scrittori; non si può pretendere di pubblicare tutto. Ma non è neppure giusto escludere aprioristicamente persone meritevoli di un minimo di attenzione. Sarebbe sufficiente istituire dei comitati di lettura, ovviamente retribuiti che effettuino una cernita iniziale. All’estero (vedi Spagna) si rischia molto di più.

In Italia questo gusto dell’alea si è perso, anche nelle piccole case editrici.

Paghi? Acquisti un numero anche un tot di copie? Allora stampiamo il tuo capolavoro.

Se poi vuoi un minimo di distribuzione devi firmare un altro assegno.

Questo non significa negare l’esistenza di piccole case editrici che si impegnano, anche rimettendoci in qualche caso, per renderti felice e andrebbe anche bene se si scrive non per vendere ma per se stessi.

Ma per chi ha un minimo di velleità , per chi è convinto del proprio lavoro e ci crede fermamente la sola via è quella del concorso e della successiva autopromozione con tutti i mezzi e in prima persona.

Ma ci vogliono tempo, organizzazione, ed una buona dose di fortuna.

Cosa ti aspetti da questo libro? Quasi tutti coloro che scrivono concepiscono le proprie pagine come un set cinematografico con tanto di script, sceneggiatura e ciak proprio per poter dare un taglio più accattivante e coinvolgente al tutto. La traduzione in immagine spesso rende più incisivo il messaggio, altre volte lo banalizza snaturandolo. Mi piacerebbe trovare qualcuno che decidendo di rischiare fosse disposto a rimanere fedele al contesto, alla storia, alle sfumature magari traducendolo in uno sceneggiato a puntate, come quelli che si facevano una volta, in bianco e nero e che fecero la storia della nostra televisione.

 Cosa ti piacerebbe rimanga al lettore di questo libro? Si dice che i libri più interessanti sono quelli che contengono cose ed emozioni che già si conoscono e pertanto si condividono e nelle quali ci si può specchiare. Penso sia vero, così come penso che chi scrive lo faccia in una dimensione particolare, uno stato di grazia nel quale si riescono a mettere a fuoco concetti e riflessioni che sfuggono nella normale dimensione giornaliera. Se tali emozioni vengono raccolte da chi legge e pertanto quello stato di grazia trasmesso e recepito si crea l’affinità e una forma d’amore particolare.

  Stai già pensando al prossimo libro? Lo sto già scrivendo.

 

Grazie Roberto per essere stato con noi, ti aspettiamo con il tuo prossimo libro.

Ale

 

RITA D’ONGHIA

Rita D’onghia, una ragazza universitaria, una delle diciannove finaliste di Sanremo Writers, con il suo libro arriva, una storia d’amore… di due ragazze! Il suo modo di denunciare un tema così forte ed importante. Una Storia d’amore che apre le prote a mille problemi della società che ci circonda. Rita, una ragazza con “l’orecchio teso” pronta ad ascoltare le esperienze degli altri per farne un libro, per parlare. Una voce dolce la sua, una grinta contagiosa.  Conosciamola…

Rita, parlaci di te: Chissà perché, quando si tratta di parlare di me, non so mai cosa dire!

Mi chiamo Rita, ho venti anni e vivo a Palagianello, un piccolo paese in provincia di Taranto. Le mie più grandi passioni sono sempre state la lettura e la scrittura, fin da quando frequentavo la scuola elementare. Altri miei hobby sono il collezionismo, soprattutto di soldatini di tutte le guerre perché amo tantissimo la storia; ascoltare musica di tutti i tipi, anche mentre scrivo e passeggiare col mio amato cane.

Frequento il secondo anno di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’ateneo di Macerata, spero tanto di laurearmi il più presto possibile così da poter ritornare a scrivere con più serenità.

Di cosa parlano i tuoi libri? Di realtà. Quando ho iniziato a scrivere, circa due anni fa all’età di diciotto anni, sognavo di diventare una giornalista. Oggi ho rinunciato per vari motivi a quella strada, ma è rimasto in me il desiderio di raccontare fatti di vita quotidiana, realtà sconosciute ai più, scomode o non accettate. Dar voce quindi a persone e a drammi che meritano di essere raccontati e di essere conosciuti. Forse perché in Italia penso che ci sia molta omertà a riguardo, o ignoranza, non ha importanza il termine con il quale vogliamo chiamare la “non conoscenza”, purtroppo è un dato di fatto e questa situazione porta molte persone a giudicare male qualcosa che nemmeno conosce.

Il mio primo e unico racconto pubblicato nell’antologia “Apollo racconta”, s’intitola “Non abbandonarmi”, parla di un cane abbandonato su un’autostrada in piena estate, salvato da un volontario che si trovava a passare di lì con suo figlio. Mentre il mio primo romanzo, “Credi in noi”, parla dell’amore di due ragazze, Lara e Simona. Due ragazze come tante, con i loro sogni in tasca e con tanta voglia di vivere e di amare come tutti. Purtroppo la società sarà molto dura con loro, in particolar modo con la protagonista, Lara. Lei dovrà affrontare un terribile scontro, la sua famiglia e anche ostacoli con la ragazza che tanto ama e per cui farebbe di tutto. La storia è ambientata in un piccolo paese del sud, facile quindi immaginare quanti e quali problemi cercheranno di ostacolare un amore che ancora oggi viene considerato “diverso” da quello eterosessuale.

 

Quanti ne hai scritti? Ho scritto molti racconti, non ricordo il numero preciso sinceramente, solo uno è stato proposto in un concorso e poi pubblicato, “Non abbandonarmi” di cui vi ho parlato nella domanda precedente.

Di libri ne ho iniziati tre, ma solo uno ho finito di scrivere ed è stato pubblicato, “Credi in noi”.

 

Da dove nasce l’idea di scrivere un libro? Per me nasce dall’idea di voler raccontare qualcosa di significativo, che riesca a colpire i lettori e a lasciare qualcosa dentro di loro quando avranno finito il mio libro. D’altronde gli argomenti che finora ho trattato sono molto delicati, non è stato facile raccontarli e spero nel mio piccolo di esserci riuscita. Molti scrittori scrivono prima di tutto per loro stessi, poi per i lettori. Ecco, nel mio caso, almeno fino adesso è stato l’opposto.

 

Qual è la fase più difficile nella stesura di un libro? Diciamo che non ci sono fasi particolarmente difficili, specialmente quando il romanzo è scritto quasi di getto, con poche pause di “riflessione” e non si ha il cosiddetto “blocco dello scrittore”. Ho avuto più difficoltà nelle varie fasi dell’editing, perché devi controllare ogni cosa, rileggere mille volte le stesse pagine per verificare che non ci siano errori o frasi che potrebbero essere migliorate. E’ una fase di costante dubbio, soprattutto se si è molto pignoli come la sottoscritta.

 

Il tuo editor chi è? Una persona davvero meravigliosa, Antonietta Meringola, editor della casa editrice Apollo edizioni. La considero una famiglia più che una casa editrice, per non parlare della serietà che non manca mai e del reciproco rispetto. Investono sui giovani autori, anche se in Italia è un grosso rischio, loro lo fanno e non per mero guadagno, ma perché davvero ci credono e non finirò mai di ringraziarli per aver creduto in me.

 

I tuoi libri: dove possiamo trovarli? Fisicamente al momento si trovano solo in poche città. Nella libreria Ubik di Cosenza, in una cartolibreria del mio paese (Palagianello) e a Roma in un’altra libreria di cui adesso non ricordo il nome.

E’ possibile ordinarlo in una qualsiasi libreria online come Amazon.it / IBS / libreria universitaria / mondadori / Feltrinelli eccetera. Si può prenotarlo anche nelle librerie locali del proprio paese o del circuito Feltrinelli, basta dare tutte le info del romanzo e indicare Libri diffusi come distributore, così sarà più facile rintracciarlo. Oppure, può essere acquistato direttamente dalla casa editrice tramite me senza pagare le spese di spedizione, basta recarsi sul mio sito online http://ritadonghia.weebly.com/  e scrivermi, o sulla pagina facebook del romanzo  https://www.facebook.com/credi.in.noi .

 

Che lettori sei tu? Mi piace divorare i libri che mi colpiscono tantissimo, ma al tempo stesso non ho una lettura molto veloce, mi piace gustarmeli con calma. Leggo di tutto, dai classici alla letteratura contemporanea. Il mio genere preferito sono i romanzi storici, ma amo molto anche il noir, i fantasy, quelli di attualità, biografie e autobiografie. Non mi piacciono tanto i romanzi gialli o i thriller, ma se per questo neanche i film. Nonostante i miei gusti, però, mai dare per scontato un libro! Potrei decidere di leggere un romanzo giallo da un giorno all’altro solo perché ha una caratteristica che m’incuriosisce, quindi mai dire mai. Un libro per riuscire a interessarmi deve rispettare la cosiddetta regola delle tre A di Guido Cervo: Azione, Amore e Avventura. Se ci sono questi tre elementi è molto probabile che lo legga.

 

Libro scritto, parti riviste, poi la penna mette l’ultimo punto, che sensazione provi? La parte di editing è durata quasi un anno intero a causa di vari impegni, primo fra tutti la maturità, che mi hanno distolto molto dalla correzione e revisione del romanzo. Molto spesso mi sono trovata a dover rivedere tutto il libro per un semplice punto o delle virgolette, perché c’è sempre il terrore che qualcosa sia sfuggito e quando si legge e rilegge lo stesso romanzo tante volte, fino a impararlo a memoria, può succedere. Quando la parola “fine” è stata finalmente scritta anche a quest’ultima fase, semplicemente non ci potevo credere. Fino a quando non ho avuto il libro fra le mani, non mi capacitavo di aver finito e di aver pubblicato il mio primo romanzo, realizzando così il mio sogno nel cassetto.

 

Scrivi con la tastiera o carta e penna? Naturalmente con carta e penna, sono irrinunciabili per me. Il computer non si può portare ovunque, mentre carta e panna sì. Quando si scrive un romanzo o un racconto bisogna tener presente che l’ispirazione può venire ovunque tu ti trovi, qualunque cosa tu stia facendo, e non bisogna mai lasciarsela scappare. Poi davanti a un computer non riesco a concentrarmi a pieno, a dare sfogo alle mie idee, ai dialoghi, alla descrizione dei luoghi e così via. Uso la tastiera solo per riportare quello che ho già scritto su un foglio cartaceo, così posso dedicarmi anche ad eventuali modifiche che sul foglio di carta difficilmente possono essere fatte.

 

I tuoi prossimi impegni? Per quest’anno mi dedicherò sicuramente al mio romanzo, sperando di poter fare più presentazioni possibili e di far conoscere “Credi in noi” a molti lettori. Per quanto riguarda tutto il resto, al momento ho dovuto accantonare la scrittura per dedicarmi all’università, non appena questo periodo sarà finito di sicuro tornerò a scrivere. La lettura, invece, per quanto mi riguarda è impossibile metterla da parte, quindi quando non scrivo, leggo!

 

Il tuo rapporto con i social …I social li considero molto importanti e fondamentali. Solo attraverso la rete è possibile raggiungere tante persone nell’arco di poco tempo, e se in questo mondo virtuale si hanno delle difficoltà, quelle che si trovano nella realtà sono il doppio se non il triplo. Per questo ho creato una pagina facebook dedicata al mio romanzo, dove parlo ogni volta che posso con i fans che mi scrivono, cercano consigli, semplici sfoghi o mi mandano recensioni dopo aver letto il mio libro e che certamente provvedo subito a pubblicare. Cerco di farmi conoscere anche dai blog che scrivono recensioni sui romanzi anche di esordienti come me, così da poter spargere la voce perché per una giovane autrice come la sottoscritta, non è per niente facile farsi conoscere e far conoscere i suoi scritti, bisogna rimboccarsi le maniche e mai fermarsi.

 

Hai partecipato a qualche concorso? se si a quali? Nel 2011 ho partecipato al I Concorso letterario nazionale indetto dalla casa editrice Apollo edizioni, con il racconto “Non abbandonarmi”, pubblicato insieme alle altre opere vincitrici nell’antologia “Apollo Racconta”.

Nel 2014 ho partecipato al Concorso nazionale Casa Sanremo Writers con il mio primo romanzo, Credi in noi, entrato a far parte della rosa dei 19 finalisti, giudicati e premiati da una giuria popolare di circa 300 lettori. Il mio più grande orgoglio al momento, un traguardo che non credevo di raggiungere a essere sincera e che mi ha dato molta gioia e soddisfazione.

Rita….intervistata da Destinazione Libri…perchè questa scelta? Vi ho conosciuto tramite un’altra finalista del Concorso Sanremo Writers, Aurora Ballarin, che mi ha parlato molto bene di voi e della vostra disponibilità nei confronti degli autori che vengono, per così dire, a bussare alla vostra porta. Così ho deciso di contattarvi perché come ho scritto anche in precedenza, per un autore emergente è fondamentale fare di tutto per farsi conoscere, per arrivare alla gente, in qualunque modo e con qualunque mezzo.

 

La domanda che non ti abbiamo fatto e che ti aspettavi? falla e rispondi pureFinora ho fatto alcune interviste, dove mi sono state poste domande che proprio non mi aspettavo, dove l’argomento principale ero solo io e non i miei scritti, le motivazioni che mi portano a scrivere e quello che mi piace fare nella vita. Per cui non posso lamentarmi di questa intervista, anzi, mi è piaciuta molto. Vi ringrazio per le domande che mi avete posto.

 

Cosa ti aspetti da questo libro? Sinceramente? Non lo so, di certo sogno che un giorno diventi un film, venga tradotto almeno in un paio di lingue e mantenga un discreto successo. Ovviamente non sogno tutte queste cose per una questione di soldi, se il libro diventasse un film per me sarebbe unicamente un successo personale, perché molte più persone verrebbero a conoscenza di una storia ispirata a molte storie vere. Pubblicarlo in altre lingue significherebbe raggiungere più lettori nel mondo, far conoscere il mio messaggio a molte più persone. Questi sono i sogni che seguono quello di pubblicare un libro, il primo l’ho raggiunto, spero di riuscire in futuro a realizzare almeno in minima parte il resto.

ALESSANDRO DOLCE

locandina newton contro dioAlessandro Dolce, si presenta così  a noi di Destinazione Libri, con questa frase….

Questo libro è nato come sfida e come sfida si è sviluppato, la sua essenza più profonda prende vita dall’energia che si sprigiona nel cuore di ogni uomo quando si pone delle domande e ciò non implica necessariamente darsi delle risposte, la virtù sta nel farsi domande e intraprendere con curiosità la strada che porta alle risposte, qualsiasi esse siano.

alessandro dolce foto

BIOGRAFIA

Alessandro Dolce nasce nel 1981 in Basilicata, a Tricarico in provincia di Matera, la città dei sassi; vive e cresce a Potenza, il capoluogo di regione, dove si diploma al Liceo scientifico. Continua il suo percorso di studi iscrivendosi alla facoltà di ingegneria meccanica dell’Università degli Studi della Basilicata dove si laurea nel 2008. Inizia subito a lavorare come formatore e consulente in numerose aziende lucane e nel 2010 consegue un master in sistemi di gestione aziendale. Continua quindi a lavorare come libero professionista in diverse aziende della regione, collabora con il Comune di Potenza e lavora presso l’ITM Group come responsabile di reparto. Attualmente lavora presso la Media System Technologies come consulente per la gestione del rischio economico e da alcuni anni collabora come volontario con l’associazione Ad’o. Coltiva da sempre la passione per la matematica e la fisica da un lato e per la lettura e i libri dall’altro, uno strano binomio che lo portano nel 2013 alla stesura del suo primo romanzo “Newton contro Dio”, un thriller scientifico che concilia le sue tre grandi passioni. “Strimpella”, come dice lui, la chitarra ed è autore di alcuni pezzi di stampo cantautorale da cui emerge chiara quella che forse è molto più che una semplice passione, forse il suo vero motivo di vita.

Alessandro partecipa a Sanremo Writers, lui è uno dei oltre quattrocento partecipanti ed arriva nella rosa dei diciannove finalisti...

PROSSIMI IMPEGNI

Prossimamente, a partire dal 11 Marzo, sarò impegnato nelle classi quinte del Liceo delle Scienze Umane di Potenza per la presentazione del romanzo “Newton contro Dio” e per affrontare uno degli argomenti scomodi di cui tratta il libro, il rapporto scienza e fede, il secolare scontro che da sempre contrappone due delle più grandi forze dell’umanità.

Sarò anche a Pistoia il 22 e 23 Marzo per una presentazione del romanzo e in radio  su radiozoe, una radio on line.

Presto anche nell’Università degli Studi della Basilicata…2 Aprile ore 12:00…

alessandro dolce foto basilicata

www.newtoncontrodio.tk  sito del libro

https://www.youtube.com/watch?v=xksXTwAvwGQ   video intervista a casa Sanremowriters

https://www.youtube.com/watch?v=yAEna8pzvdo  intervista  Basilicata a SanRemo

https://www.youtube.com/watch?v=1lDQvsDw3Ag  intervista prima di partecipare a Sanremo Writers…

A BREVE CI SARA’ ANCHE L’INTERVISTA CHE ALESSANDRO HA FATTO CON DeejayFoxRadioStation…

ALBERTO DISO, vincitore Sanremo Writers

Veronica ed io  sabato  22 febbraio abbiamo giocato a fare le inviate a Sanremo  per l’ultima giornata del concorso letterario SANREMO WRITERS. Arriviamo a Sanremo  la giornata è splendida, un sole caldo ci accompagna,  l’appuntamento è dove alloggia lui, Alberto Diso. Lo incrociamo sul vialetto, un signore distinto, un  sorriso e quella stretta di mano decisa.   Ci accomodiamo in una saletta dell’albergo che lo ospita, chiacchieriamo un po’ per rompere il ghiaccio, per trovare quella sintonia che ci permette di conoscerci meglio..   Lui è un vulcano! Mille cose da raccontare, mille esperienze in cui vuole renderci partecipi,  qualche volta  un velo di malinconia nel suo sguardo,  questo non glielo dico.. ma è proprio questo  che ai miei occhi lo rende “umano” … quell’umanità che nei suoi libri risulta  eclatante. Dopo la nostra chiacchierata ci incamminiamo nel giardino che  ha questa terrazza di fronte al mare, ci raccontiamo un po’ ancora,  qualche foto, poi l’appuntamento al PalaSanremo per la sua presentazione del libro.  Arrivati lì l’ambiente mi sembra freddo, pensavo molta più attenzione per queste persone che sono i diciannove finalisti per un concorso dove  ha visto oltre quattrocento partecipanti. In realtà all’inizio rimango un po’ spiazzata, ma poi vedendo i movimenti di questi personaggi, capisco un po’,…  per questa manifestazione c’è una grossa importanza a livello mediatico. A  mio avviso stona l’importanza mediatica con la scrittura…ma è vero, non siamo più nell’epoca di penna e calamaio che continuano a conservare il loro fascino indiscusso, ma siamo nell’epoca di computer, tecnologia… quindi tutto ora prende un’altra prospettiva e sono pronta per questa presentazione….   che poi si tramuta in una bella festa perchè

LUI ALBERTO DISO è IL

VINCITORE DI SANREMO WRITERS CON MARIEMMA

alberto diso

In realtà ci eravamo preparati delle domande da fare a lui, ma dopo la nostra chiacchierata non ha senso imporre domande, quindi gli dico semplicemente:

Alberto, raccontati…   mi devo raccontare? Bè, Diso è strano, amo la solitudine e sono sempre alla ricerca di emozioni, passate, presenti o future e con la scrittura cerco di farle rivivere a chi legge i miei romanzi. Vedi, io ho iniziato a scrivere per gioco, dopo la pensione, ho avuto la fortuna di intervistare Fellini, sua moglie Giulietta Masina, ho avuto ed ho molte soddisfazioni, ma qualcosa è cambiato con la stesura del secondo libro. Ho pensato che avrei dovuto trovare una Mission per continuare a scrivere….e la base della nostra vita  l’amore…    Vedete, nella società di oggi non esistono più gli abbracci, la stretta di mano, un sorriso, il buongiorno alla persona che esce dal portone e che si incrocia, oggi siamo tutti concentrati su noi stessi, senza pensare che quel sorriso, quel buongiorno possono davvero migliorare la giornata di chi ci vede ma anche la nostra.

Alberto questo va un po’ in contrasto con i Social… tu li usi..  Qui fa una lunga pausa…, i social sono il mondo di oggi, io adoro stare in mezzo ai ragazzi, e per farlo devo usare questi social, ma ci metto qualche cosa di mio, cerco di farli diventare un’ agorà virtuale. Cerco di ricreare “la piazza del paese” dove tutti si incontrano, si scambiano un sorriso, la pacca sulla spalla, dove si chiacchiera. Quello che cerco di fare è di umanizzare i social..

-Partecipi a Sanremo Writers con Mariemma… Mariemma è un romanzo che colpisce, riesce ad entrare dentro ognuno di noi, e credimi, non perchè l’ho scritto io, ma perchè ci sono emozioni forti. Mariemma è l’amore ritrovato di Moris, lei è cieca ed ha un passato doloroso.   Che cosa è successo alla protagonista, puoi anticiparlo? In questo libro vado ad affrontare seppur marginalmente un argomento importante e molto doloroso, la violenza sulle donne.  Ovvio, tutto viene stemperato da questa storia d’amore, ma comunque fa riflettere, l’obbiettivo è quello di far pensare.  Questo libro è stato tradotto anche in lingua inglese. Quanto sei presente Tu  nei tuoi romanzi? Le emozioni sono le mie, ma che importanza ha sapere se è autobiografico? Non posso che darti ragione, non ha nessuna importanza saperlo, ma penso che tu sia riuscito ad andare dritto all’obbiettivo, sei riuscito ad arrivare! – A Frida…. dice una pagina… Frida è mia moglie e questo libro è per lei. Mariemma è un nome inventato? Mariemma è un nome ebraico.mariemma

Da dove nasce l’idea di scrivere un libro? Io il libro lo sogno, lo elaboro di notte, non ridete, ma è così, ci metto qualche notte, poi una mattina mi alzo e dico: – oggi inizio a scriverlo, il libro ce l’ho, qui dentro di me! Io scrivo in Grecia, dove per cinque mesi vivo sulla mia barca, lì ritrovo me stesso, ritrovo il mio equilibrio. nessuna etichetta, solo la mia barca, il mare, i miei pensieri e la scrittura.

La fase più difficile nella stesura di un libro?  Collegare le varie storie tra di loro…

Alberto, sei uno scrittore, ma che lettore sei? Fa un sorriso, Io leggo Erick Fromm per l’analisi dettagliata che fa dei personaggi, e rileggo spesso il “Vecchio e il mare….   ”    e ci lascia così in sospeso, non aggiungo altro, forse in questo momento sta pensando a qualcosa e non voglio interrompere  quell’intimità che ha con i suoi pensieri.

Quando metti il punto finale al tuo romanzo…cosa provi? Finisco di piangere, ogni libro mi lascia dentro qualche cosa.

Qualche anticipazione sul prossimo libro? Perchè ci sarà un prossimo libro vero Alberto? si, ci sarà il prossimo libro e lo sto scrivendo, è una storia sulla Germania dell’Est, ora non vi dico altro però… e strizza l’occhio.

Diso parla a Destinazione Libri…perchè questa scelta? Perchè avete un dono, siete entrati in punta di piedi, “avete chiesto permesso”. Il vostro modo di scrivere “parla” arriva! Mi è piaciuta una cosa  Voi fate conoscere l’autore, poi il libro….   ovviamente a questo non commentiamo, possiamo solo dire GRAZIE!

La domanda che ti aspettavi e che non ti abbiamo fatto? ride, mi aspettavo che mi chiedeste come fa mia moglie a sopportarmi, visto che per cinque mesi io vado in Grecia….   vi rispondo come risponde lei: preferisco saperti vivo in Grecia che morto in Italia (ovviamente non si parla di morte in senso fisico)

Alberto Diso e la vittoria Sanremese.... Sono contento, chi non lo sarebbe al mio posto! Mariemma è riuscita a trasmettere quello che volevo… quelle sensazioni ed emozioni.

La serata viene conclusa da Vincenzo Russolillo, padrone di casa di Sanremo Writers, persona di poche parole, ma davvero non lasciano spazio all’incerto, dopo le consuete frasi di ringraziamento dice una frase: IL LIBRO E’ UN VALORE AGGIUNTO. credo che miglior affermazione per chiudere questa Kermesse non poteva trovarla…

Salutiamo Alberto con un abbraccio e quella stretta di mano a cui lui tiene molto. Poche parole, ma sicuramente la nostra collaborazione sappiamo che continuerà.  Grazie Alberto, per averci dedicato del tempo e per averci permesso di essere lì con te!

Un grazie particolare a Oscar e Mirko di Deejafoxradiostation  perchè non ci hanno mai lasciate sole, perchè se siamo state qui è anche grazie a loro che credono in quello che facciamo, ci hanno incoraggiato da subito.

FIORENZA BRUNETTI

Fiorenza Brunetti, altra finalista  di Sanremo Writers, quando le ho parlato per telefono mi sono sentita subito a mio agio, lei in una parola ha abbattuto subito quella distanza che un telefono a volte può far subire… Mentre le parlo cerco di immaginarla, e  mi si forma davanti l’idea di  una donna dal viso dolce e molto romantica. Lei scrive per passione, ma non si accontenta di raccontare, i suoi libri fanno pensare… fanno rileggere qualche frase e probabilmente ci fanno stare davanti a qualche pagina con gli occhi in su… per cercare di pensare.

1-   Raccontaci qualche cosa di te… –   Scrivo da quando ero giovanissima. Per passione. E per anni ho tenuto tutto solo per me, nei famosi “cassetti”. Poi da quando sono stata più libera dagli impegni lavorativi, mi sono dedicata con maggior tempo alla scrittura e ho pensato di proporre le mie opere per un’eventuale pubblicazione. Sono laureata in matematica per cui ho una base di studi scientifici, ma sono sempre stata attratta anche dalle materie umanistiche. Amo l’archeologia, l’arte, la natura… Adoro i pittori impressionisti!

2-   Di che cosa parlano i tuoi libri? –   I miei libri parlano soprattutto di sentimenti ed emozioni. Di quelli pubblicati, 2 sono romanzi sotto forma di fiaba con gli animali come protagonisti. Ovviamente animali umanizzati che quindi provano emozioni, amore e paure proprie degli esseri umani. Gli altri romanzi raccontano la vita di donne, ma in una maniera diversa da una semplice storia. Non sono solo la narrazione di eventi, fatti accaduti, ma sono immersi nel surreale che porta a un’introspezione psicologica, che costringe il lettore a chiedersi cosa certi personaggi, certi episodi e luoghi rappresentino e significhino. Mi piace lasciare sempre un alone di mistero. Qualcosa di in sospeso tra realtà e fantasia… nel surreale. Sta al lettore capire. E devo dire che fino a ora il lettore ha capito!24 dicembre

3-   Quanti ne hai scritti? –   Ho scritto parecchi romanzi, racconti e anche molte poesie… Ne ho i cassetti e ora il computer pieni! Di questi ho pubblicato 5 romanzi. Al momento ne ho 3 o 4 quasi pronti per essere proposti per la pubblicazione, con le dovute correzioni e revisioni praticamente ultimate.

4-   Da dove nasce l’idea di scrivere un libro? –   L’idea di scrivere un libro nasce da una passione, dal desiderio di mettere “nero su bianco” emozioni importanti per cercare di fissarle e renderle inalterabili. Nasce soprattutto per soddisfare una mia esigenza e bisogno e solo in seguito è diventato un desiderio da voler condividere. Se poi intendi chiedermi da dove nascano le idee, cioè gli spunti da cui trarre ispirazione, ti dirò che per me spesso nascono dai sogni! Io sogno moltissimo e a volte da quello che sogno traggo spunti per sviluppare poi delle storie.

5-   Qual è la fase più difficile nella stesura di un libro? –   La fase più difficile nella stesura di un libro, per me non è mai il finale! A volte l’inizio, ma solo per la fretta di arrivare più avanti, al cuore della storia che già ho  in testa. L’inizio spesso mi rallenta e mi frena, perché rischio di essere precipitosa e questo non va bene. Trovare formule giuste per introdurre ciò che accadrà, spesso non è facile.

6-   Il tuo editor chi è?–   Purtroppo devo dire che come editor confido soprattutto in me stessa. Le case editrici medio-piccole non offrono un grande supporto in questo senso, anche se dovrebbero e dicono di farlo… Diciamo che cerco di fare del mio meglio con la mia esperienza. Questo però non va bene e forse non basta, perché non si può essere editor di se stessi! Ci vorrebbe un supervisore esterno, obiettivo. A me manca moltissimo una figura di questo tipo con la quale confrontarmi. Spero nel futuro di riuscire a trovare qualcuno che possa soddisfare questa mia esigenza…

 7-   I tuoi libri dove possiamo trovarli? –   I miei libri si trovano facilmente in molte librerie delle mia città, Ravenna, e senza alcun problema in tutte le librerie on-line. So anche di persone che si sono procurate i miei libri in città diverse dalla mia ordinandoli semplicemente alla propria libreria di fiducia.

8-   Settimana scorsa ti ha vista coinvolta all’appuntamento  sanremese, come ti ci sei trovata fin qui? –   Mi sono trovata a Sanremo quasi per gioco! Una sera, navigando su internet, mi sono imbattuta nella promozione del concorso letterario Casa Sanremo Writers. Le iscrizioni si chiudevano il 5 gennaio 2014. Mancavano pochi giorni. Mi sono detta “perché no? Proviamoci!”. Non pensavo mai di arrivare in finale. Devo però confessare che per 5 minuti almeno, mentre inviavo tutto il materiale richiesto, ci ho voluto credere intensamente… e ora eccomi qua!

9-   Che genere leggi invece tu? –  Io leggo un po’ di tutto, dalle letture più impegnate (a volte anche saggi) a quelle più leggere, a secondo del momento e dell’umore! Decisamente non amo i romanzi rosa. Non amo il “e vissero tutti felici e contenti”. Non mi piacciono i finali scontati, quelli che ci si aspetta per far finire bene la storia. Lo stesso vale per i film. Mi piacciono i generi crime, thriller, anche horror  se non eccessivi e se non sono fine a se stessi. Adoro Stephen King, che io non considero uno scrittore di horror come alcuni dicono. Secondo me i mostri di cui parla sono quelli che racchiudiamo dentro di noi, nel nostro intimo e sono gli stessi di cui cerco di scrivere anch’io… Mi piacciono i romanzi psicologici che narrano storie e percorsi tormentati dell’anima. Anche questo è il genere di storie di cui scrivo. Tollero le autobiografie, ma fino a un certo punto. Chiunque può avere una vita più o meno interessante da raccontare e con un bravo editor che lo supporti, alla fine può scriverla. La storia esiste già, basta solo metterla in parole. La vera sfida invece è inventarla, la storia, crearla! Attingere dalla propria fantasia e creatività. Per me il vero scrittore è questo.

10-   Libro scritto, parti riviste… poi la penna mette l’ultimo punto… cosa si prova? –   Quando termino di scrivere un libro, mi sento svuotata e per parecchi giorni sento la mancanza di quel mondo parallelo che mi sono creata con la fantasia e nel quale ho vissuto per mesi. Da un lato sono contenta per aver ultimato l’opera, ma è una gioia malinconica. Per giorni fatico a riprendere contatto con il solo mondo reale, mi manca quello che ho creato con la mia mente, mi mancano i personaggi ai quali ho dato vita, le emozioni che ho condiviso con loro… La fine della scrittura di un libro, la vivo come un distacco, una separazione, un addio… E’ come lasciare un luogo speciale nel quale mi sono rifugiata per mesi. A volte mi capita addirittura che, con il finale ben chiaro e scritto in testa, tergiversi invece metterlo giù sul computer… proprio per rimandare la parola “fine”, il distacco, la separazione…

11-   I tuoi prossimi impegni?    Ora sto rileggendo e correggendo alcuni romanzi già scritti per decidere cosa proporre per una prossima pubblicazione. Nel frattempo ho qualche idea che mi frulla in testa per una nuova storia da scrivere. Direi che come impegno per il futuro, al momento ho quello di concretizzare e riuscire ad acchiappare l’idea che mi passa per la testa e scriverla!

Fiorenza…Grazie per averci dedicato del tempo… il tuo libro non vediamo l’ora di leggerlo.

 

 

AURORA BALLARIN

Aurora…  una ragazza socievole, ama i bambini, ama stare con gli altri, un po’ timida, ma parlandoci al telefono ho avuto la sensazione che mi parlasse con un bel sorriso, si racconta apertamente e forse anche un po’ tra le righe, come forse vuole fare con il suo romanzo….   eccola, per noi Aurora Ballarin..

1) Raccontaci qualche cosa di te… R) Inizio con il presentarmi: il mio nome è Aurora, ho venticinque anni e vivo a Venezia. Scrivo da sempre e ad essere onesta non ricordo quando ho scritto il primo racconto, uno dei tanti che conservo nelle decine di quaderni custoditi gelosamente nella mia libreria. Al contrario, per quanto riguarda il percorso di studi non mi sono dedicata alle lettere ma ho dato voce all’altro mio amore, le scienze, specializzandomi nel settore biochimico. Nonostante questo non ho mai, nemmeno per un giorno, abbandonato la mia passione per la scrittura che è stata alimentata anche grazie a due meravigliosi professori che al liceo mi hanno spronata a migliorare sempre più la grammatica e il mio modo di raccontare le storie. Ora nella vita faccio la tata e l’emergente scrittrice; due lavori che amo e che non mi stancano mai. A novembre ho pubblicato il mio primo romanzo “La Leggendaria Guerriera – Rinascita di una dea” un dark fantasy ambientato in una misteriosa Venezia di fine 1800.

2) Di cosa parlano i tuoi libri? R) Beh, i miei racconti, che siano lunghi o brevi parlano di molte cose, ma quella più importante è senz’altro l’amore. E non mi riferisco solo all’amore inteso come quello che c’è in una coppia; il mio è un significato più generale…radicato. Per come la vedo io ci sono infiniti modi amare: amore è quello che c’è tra due persone, ma allo stesso tempo è anche quello che un genitore prova per i suoi figli, o quello che esprime un fratello per la sorella. Ma l’amore non si limita a questa facciata benevola, perché c’è anche quello distorto; la passione che porta alla pazzia e il falso amore che in realtà è solamente la paura della solitudine che tutti intimamente proviamo. E io, in ogni mia storia cerco di inserire qualcosa di me, i miei pensieri e il modo che ho di vedere alcune cose di questo mondo. Ovviamente non parlo solo d’amore, ma anche di amicizia e di tutto ciò che rende vivo l’uomo. Anche perché se mi limitassi a parlare d’amore mi annoierei io stessa. Il mio modo di descrivere questi sentimenti è velato e circondato da decine e decine di altri eventi; esattamente come accade nella nostra quotidianità. Dopotutto, il fantasy, che è il genere che prediligo scrivere, altro non è che la reinterpretazione in chiave magica, della vita di tutti i giorni. E per me, il fascino del genere sta proprio in questo.

3) Quanti ne hai scritti? R) Se parliamo per i pubblicati, finora solo il primo volume di una trilogia.  In senso generale, invece, ho scritto molte storie e una buona parte di esse spero di farle diventare libri veri e propri al più presto.

4) Da dove nasce l’idea di scrivere un libro? R) L’idea può nascere in mille modi e luoghi. Per quanto mi riguarda, invece, le idee (come pure molte scene) provengono spesso dai sogni che faccio la notte. L’incipit del mio primo romanzo “La Leggendaria Guerriera – Rinascita di una dea” è nato proprio così.

5) Qual è la fase più difficile nella stesura del libro? R) A mio avviso è la revisione perché nasconde delle insidie inaspettate. Durante questa fase, infatti, bisogna essere cinici e spietati con sé stessi e con il proprio operato perché sia per la coerenza della storia, sia per la correttezza ortografica, questa è l’ultima fase in cui si può riparare agli errori (grandi o piccoli) che si annidano all’interno di ogni racconto, corto o lungo che sia.

6) Il tuo editor chi è? R) Per ora ancora nessuno, il mio primo romanzo è opera di self publishing (autopubblicato con Youcanprint, uno staff di persone meravigliose che aiuta lo scrittore passo per passo) ma non nego di essere alla ricerca di un editore e di avermi iniziato a muovere in questa direzione da un po’ di settimane. Credo che il sogno di ogni scrittore sia quello di arrivare a più persone possibili e un editore è senza dubbio fondamentale per questo scopo…e non solo. L’editore è una persona con cui ti puoi confrontare per migliorare sia il tuo modo di scrivere che di raccontare.

7) I tuoi libri dove possiamo trovarli? R) Il mio romanzo “La Leggendaria Guerriera – Rinascita di una dea” è disponibile sia in formato ebook che in formato cartaceo in tutti i bookstore ed è ordinabile in moltissime librerie italiane (comprese le librerie del circuito Feltrinelli e Mondadori)   te le mando qui e allego anche i link: http://www.amazon.it/La-leggendaria-guerriera-Rinascita-una-ebook/dp/B00GNE10NS/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1387836220&sr=1-1&keywords=la+leggendaria+guerriera http://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/la-leggendaria-guerriera https://play.google.com/store/books/details?id=Rd0fAgAAQBAJ Ed è disponibile sia in cartaceo che in ebook in tutti i bookstore (compresi Feltrinelli e Ibs) Inoltre è ordinabile nelle librerie (compresi circuiti Feltrinelli e mondadori)

8) Settimana prossima ti aspetta una grossa sfida… l’appuntamento sanremese, come ti ci sei trovato fin qui..? R) Ecco, più che sfida la ritengo un’esperienza e una possibilità che non si ha tutti i giorni. Il modo in cui sono arrivata fin qui è completamente casuale. Un giorno ho visto su Facebook il link che riportava a questo concorso di  cui avevo già sentito parlare in passato e dopo averne letto il regolamento non ho fatto altro che inoltrare i miei dati e il manoscritto allegato ad una semplicissima mail. Sono onesta, non nutrivo alcuna speranza e la telefonata della signorina Amabile che mi annunciava che ero tra i finalisti è stato un regalo bellissimo. Non riuscivo a crederci e ancora adesso faccio fatica a realizzarlo, ma sono felicissima che mi sia stata data questa occasione e sopratutto è  una soddisfazione sapere che la mia storia è piaciuta a trecento giurati, tanto da farla arrivare in finale.

9)Che genere leggi invece tu? R) Amo la letteratura classica (tanto che le mie opere preferite sono la Comedìa e il Decameron), il fantasy e il romanzo storico ma  a dire il vero leggo un po’ di tutto. Passo dal fantasy al giallo, dai saggi all’horror senza alcun problema. Se la storia mi interessa e se è scritto bene, io lo leggo a prescindere dal genere.

10) Libro scritto, parti riviste… poi la penna mette l’ultimo punto… cosa si prova? R) Felicità e tristezza al tempo stesso. Sono queste le emozioni che provo io quando metto il punto finale ai miei racconti. Ogni personaggio che creo è un figlio e inserire la parola fine, significa in un certo modo separarsi da lui. Se da una parte si è felici perché finalmente la storia è completa e vuole solo essere letta, dall’altra parte è doloroso separarsi da quei compagni di viaggio che si è visto nascere dalla propria mente e crescere sotto le proprie mani

11) I tuoi prossimi impegni? R) Ora sono impegnata nella revisione del secondo volume della trilogia della Leggendaria Guerriera che porterà il sottotitolo “I guardiani dell’adhandel” e al tempo stesso sto iniziando a dedicarmi ad un’altra storia, completamente distaccata dal mondo di Ainwen.

12) Quale domanda ti aspettavi ed invece non ti abbiamo fatto? R) Ottima domanda…direi che la cosa più curiosa è stata che questa intervista non si è minimamente concentrata sul mio romanzo, ma che al contrario ha indagato sulla personalità dello scrittore. Ed è stato bello poter parlare così apertamente di temi che di solito non vengono trattati nella maggior parte delle interviste.

Grazie Aurora, per la tua disponibilità, ci sentiamo presto per tutte le novità

ALESSANDRO DOLCE

Quando ho chiesto ad Alessandro di fare una intervista per noi,  Lui mi risponde subito con tono simpatico, sembra di scrivere ad una persona che si conosce. Al telefono sembra di parlare con un amico, ma poi traspare  una grande umiltà,  e quando gli chiedo: ale mi racconti il libro? Lui risponde.. Ale leggilo.. quando accenna al suo romanzo la voce cambia, diventa più chiara, diventa più grintosa..come  lui si sta facendo conoscere da noi e per come penso sia davvero….  ora conosciamolo….

1) raccontaci qualche cosa di te… Mi chiamo Alessandro Dolce, ho 32 anni (portati benissimo…) e lavoro come libero professionista, sono un ingegnere meccanico. Un ingegnere atipico però vista la passione spropositata per i libri, potrei leggere ovunque, su carta, su pc, su e-book, anche sui muri o sull’asfalto se ci scrivessero su. Da buon ingegnere però amo anche tutto ciò che è scientifico, in particolare la fisica (la scienza della realtà) e la matematica (la scienza perfetta). A completare il quadro delle mie passioni aggiungo anche la musica, non tanto quella da ascoltare, più quella da fare, da suonare…strimpello la chitarra e compongo pezzi di stampo cantautoriale che riflettono quella che forse è la mia più grande passione, o forse anche di più, il mio vero motivo di vita.

2) di cosa parlano i tuoi libri?  Ne ho scritto soltanto uno per il momento, un romanzo, per la precisione un thriller scientifico. Da un lato essendo un thriller ha tutte le componenti di tensione, incertezza, suspence e mistero tipiche di questo genere, ma dall’altro essendo “scientifico” non mancano i momenti di riflessione su alcune domande che l’uomo si pone da sempre (da dove veniamo, siamo stati creati o ci siamo evoluti, il Big Bang è un mito o è scienza…), e che vengono affrontate con serietà e metodo facendo da intervallo ai ritmi concitati del thriller. In tutto ciò però non manca la classica (che poi classica non lo è…) storia d’amore che fa da sottofondo e accompagna il lettore lungo lo sviluppo della trama. Se vuoi poi ti fornisco la sinossi del romanzo.

3) da dove nasce l’idea di scrivere un libro? L’idea nasce innanzitutto dalla passione per la lettura e, anche se lo dicono tutti, non si può scrivere se non si ama leggere. E quando si legge tanto si inizia a vivere di più, perché oltre alla tua vivi un po’ anche le vite dei personaggi dei libri, e quando si vive tanto si deve in qualche modo liberare tutta questa vita e il modo più naturale per farlo è scrivere, è quasi inevitabile. Naturalmente ci sono poi eventi e situazioni che innescano la scintilla, ma la scintilla è sempre già presente e non attende altro che qualcuno che ci soffi sopra.

4) qual è la fase più difficile nella stesura del libro? Parlo naturalmente in base all’unica mia esperienza però credo che la fase più difficile sia la gestione dei cosiddetti “blocchi”, quando cioè non si riesce più a scrivere e ci si blocca. Quello è il momento più difficile, quando non si hanno più parole ma soprattutto idee, e penso che il modo in cui si affrontano e gestiscono quei “blocchi” definisca i tempi e la capacità di giungere alla fine.

5) il tuo editor chi è? Adesso nessuno, ho ricevuto 4 proposte di pubblicazione da 4 diversi editori ma per il momento le ho rifiutate. E qui vorrei, se posso, dare un consiglio a chi scrive: fate molta attenzione alle proposte di pubblicazione, anche a quelle che dicono che il vostro libro è eccezionale, valutate sempre molto bene le proposte e ogni prospettiva, e alla fine abbiate anche il coraggio di autopubblicarvi, se necessario.

6) i tuoi libri dove possiamo trovarli? Naturalmente nelle librerie della mia città oppure su Amazon, o compilando il form nella sezione contatti del mio blog http://www.newtoncontrodio.tk

il libro è comunque ordinabile anche compilando il form nella sezione contatti del blog.

newton contro Dio

7)settimana prossima ti aspetta una grossa sfida… l’appuntamento sanremese, come ti ci sei trovato fin qui..? Abbastanza bene, sto vivendo il tutto da buon “ingegnere”, cioè in maniera piuttosto razionale, non sono un tipo emotivo, non mi deprimo e non mi esalto facilmente. Naturalmente fa un certo effetto poter partecipare a Casa Sanremo Writers, ma è un effetto vissuto tutto all’interno, fuori sono sempre lo stesso, non si nota quasi nulla. Per quanto riguarda la “grossa sfida” sono perfettamente d’accordo e in effetti dover parlare in pubblico è sempre difficile ma sono convinto che un libro parli sempre meglio del suo autore perciò sono tranquillo.

8)che genere leggi invece tu? Ho una lettura piuttosto variegata ed eclettica…questo è un modo elegante per dire che praticamente leggo di tutto, saggi, romanzi di tutti i generi e trattati. Forse l’unica cosa che non leggo sono le poesie…però non chiedermi perché, non lo so. Naturalmente anche se leggo di tutto ho anch’io i miei generi preferiti che sono i romanzi, in particolare i thriller di tutti i tipi, i gialli e, perché no, anche delle belle storie d’amore.

9) libro scritto, parti riviste… poi la penna mette l’ultimo punto… cosa si prova? Stranamente, per quanto mi riguarda, non ho provato un senso di soddisfazione e di appagamento; al contrario mi sono sentito istantaneamente un po’ vuoto, come se non avessi più nulla da fare, ed era vero, ma proprio questo mi ha fatto sentire svuotato, e non era una bella sensazione…poi però naturalmente parte la fase dell’impaginazione, e poi la copertina, e poi la stampa e poi la promozione e le presentazioni e ci si riempie di nuovo e quella brutta sensazione scompare.

10) i tuoi prossimi impegni? Questa è difficile…non lo so, in realtà non vedo più in là di un passo per volta, perciò conosco solo il prossimo impegno, non i prossimi; e il prossimo è la presentazione a Casa Sanremo Writers, poi non lo so, vivo quest’esperienza senza troppe aspettative e programmi, lascio che vada come deve andare perché so che andrà nel modo giusto.

11) quale domanda ti aspettavi ed invece non ti abbiamo fatto? Forse a chi dedico questo libro, perché si dedica sempre a qualcuno…Non me ne vogliano la mia famiglia e la mia ragazza e neanche i miei potenziali lettori, ma dedico questo libro a colui che ne è  il grande motivatore e ispiratore, colui per il quale non sono necessarie presentazioni, colui senza il quale semplicemente non potrei vivere…il mio Dio.

Il libro è piuttosto lungo, sono 496 pagine…ma è riuscito a leggerlo anche mia nonna di 80 anni perciò dovrebbe essere abbastanza scorrevole, anche se lei è spudoratamente di parte…

Alessandro, Grazie per averci dedicato un po’ di tempo,  come ti dicevo, da lettrice ti chiederò ancora un paio di cose…. rimani la persona che sei..a noi piaci così!

Alessandra

ERIKA CORVO

Erika Corvo,   una delle diciannove finaliste a Sanremo Writers  si racconta da sola, quando mi è arrivata la sua risposta all’intervista per mail ho strabuzzato gli occhi.. cinque pagine di mail… ho pensato… qui si taglia un po’… poi la leggo, e arrivo all’ultima pagina, volto il foglio  per andare avanti ma l’ultimo punto a questa intervista lei lo ha messo..Decidiamo di lasciarla così com’è, perchè Lei ha tanto da raccontare e lo fa in un modo semplice, ma arriva dritta lì… dove lei vuole stare..nei nostri cuori.   Conosciamola… e tornerà davvero presto a parlare ancora di Lei.

1)      Raccontaci qualche cosa di te…Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Non aspettatevi Miss Universo, perché sono un cesso. A vedermi non mi dareste due lire, ma so fare tante cose, e tutto quello che so fare, l’ho imparato da sola. Sono nata a Milano nel 1958. Madonna, quanto sono vecchia! Sicuramente sono una donna strana: costruisco mobili, aggiusto elettrodomestici, eseguo piccoli lavori di muratura e idraulica, sbianco casa, lavo a mano la biancheria (non  ho la lavatrice) preparo medicinali a base di erbe, e mentre faccio tutto questo scrivo romanzi, e leggo manuali di sopravvivenza di Bear Grylls. I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché mi annoiavo e non sapevo come passare il tempo. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.) Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i cacciatori di microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di Peyton Place e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere. Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.

Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.

Quali sono le mie passioni? Secondo gli psicologi, desideriamo principalmente ciò che abbiamo davanti agli occhi e non possiamo avere. Prima passione: la musica: niente soldi per i dischi? (All’epoca c’erano gli LP in vinile) Con il primo stipendio mi sono comprata una chitarra e le canzoni me le sono scritte da sola. Lo studio: avrei voluto fare tante di quelle cose, ma i miei mi volevano per forza ragioniera. Ho mollato la scuola e ho imparato di nascosto, sui libri, tutto quello che mi fosse possibile imparare. Lingue, scienza, filosofia, storia… anche per la patente ho studiato di nascosto. Costruire: bricolage. I primi mobili di casa mia li ho costruiti io. Scrivere: e quello che scrivevo doveva essere assolutamente bellissimo, perché sarebbe stato quello che avrei dovuto leggere io. Medicina ed erboristeria: a parte le vaccinazioni di legge, entrambi i miei figli non hanno mai visto un pediatra. Quando non hai soldi neanche per una scatola di aspirina, anche le medicine te le devi fabbricare da sola e sperimentare su te stessa prima di darle ai bambini. Viaggiare, a qualunque costo; perché, come dicevo prima, i miei non mi facevano mai uscire di casa. Le mie vacanze, per una decina di anni, sono state vagabondare per tutta l’Europa con la sola spesa della benzina, dormendo e mangiando in macchina, lavando le magliette e i jeans nel fiume e facendo la doccia con l’acqua scaldata al sole sul tetto della macchina durante le soste, lungo qualche fiume. Se avevi coraggio, una volta, nell’epoca hippie, si poteva fare… Adesso, credo sia troppo pericoloso; ma la voglia di ricominciare è fortissima. Mi sa che quando smetterò di lavorare, ripartirò.Mi troveranno morta sotto un ponte, ma vuoi mettere il divertimento?… Se questo è il prezzo, lo accetto in pieno.Col primo stipendio mi sono comprata una chitarra. Una vera schifezza, ma chissenefrega? Nell’epoca hippie, tutti suonavano e tutti ti potevano insegnare a suonare.La musica, per me è sempre stata l’eros più profondo. Uno dei miei ricordi più belli è dato da una notte passata a suonare con un certo Davide, incontrato durante un festival musicale. Due chitarre, due cuori. Mai più rivisto. Ma abbiamo suonato i Pink Floyd fino al mattino. Un giorno, (avevo solo diciassette anni) su una rivista musicale, trovo il bando di un concorso indetto dalla Baby Records: “Se non sei un cane e hai qualcosa di nuovo da dire, vieni e faccelo sentire.” I vincitori avrebbero inciso gratis. Avevo già scritto tante belle canzoni… Ok, mi dico! Vado, e mi fanno incidere! Giuro: non era presunzione ma ero certa delle mie capacità e potenzialità. Con la mia ingenuità di ragazzina e la mia “chitarretta”, schifosa col manico storto, vado e gli faccio ascoltare qualcosa. C’erano i “fratelli La Bionda”, come giudici; cantanti dell’epoca. Duemila partecipanti. Chi rimane, alla fine? Io e un certo Enzo Ghinazzi, passato poi alla gloria col nome d’arte di Pupo. I La Bionda mi chiesero come caspita facessi a suonare con quello schifo che avevo in mano, e risposi loro col massimo candore che non potevo permettermi altro… Mi hanno accompagnato in un bellissimo negozio di articoli musicali e mi hanno regalato una chitarra favolosa, che ho ancora adesso e venero come una santa reliquia. Ho inciso “Il mondo alla rovescia”, dieci canzoni. Era il 1977. Ma il mercato, di cantautori impegnati, ai tempi, era stracolmo. Mancavano, invece, cantanti per bambini; Cristina D’Avena non esisteva ancora, e volevano me per quella fascia di mercato. Anche perché, di filastrocche, potevo sfornarne anche cinque o sei al giorno con una facilità estrema. Ma non ho accettato. Cantavo cose impegnate alla De Andrè, che vado a cantare, i Puffi? Ma per favore!Mi sono divertita, ci ho guadagnato una bellissima chitarra, ma la cosa è finita lì. È stato un bel gioco, e basta. Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, sposata coi vestiti che avevo addosso e basta. Sposata con un disgraziato, geloso e violento, pur di andarmene: una vita di stenti e d’inferno. Soldi per i libri non ce n’erano, dovevo pensare al bimbo, e si faceva fatica perfino a fare la spesa. E quando il mondo dove vivi non ti piace più, ne inventi un altro; le favole che ti racconti la sera per addormentarti e non pensare che non hai mangiato. I libri che volevo, ho iniziato a scriverli da sola. La storia che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha mai scritto. Il tempo passa. Divorzio dal primo disgraziato e ne trovo uno peggiore. Io continuavo a scrivere. I figli sono diventati due. I lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, lavori di bricolage domestico, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico, e durante tutto questo ho cresciuto i figli. I romanzi scritti sono diventati nove. Mai fatti vedere a nessuno, perché gli editori, se sono scritti a mano non li vogliono. Quattro anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l’ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l’ha letto d’un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.

 I miei hobby? Medicina, psicologia, storia, erboristeria, lingue straniere. Incredibile, per una donna che ha conseguito solo il diploma di terza media. Forse so fare tante cose proprio perché a scuola non si impara niente…

I miei idoli? Eddie Guerrero, Bear Grylls, Socrate, Gandhi, Wile Coyote, Valerio Massimo Manfredi, Piero Angela, Rey Mysterio, Zahi Hawass, Pink Panther, Luciano De Crescenzo, Nikola Tesla, Annibale, Konrad Lorenz, Roberto Giacobbo, Alessandro il Grande, Allen e Barbara Pease, Madre Teresa… elencati volutamente alla rinfusa, alternando il genere dei personaggi. Perché da tutti si può trarre qualche buon insegnamento, di cultura, di vita, di saggezza, di forza, o di autoironia.In mezzo secolo di vita ho collezionato una serie di sfighe impressionante, ma non ne ho mai fatto un dramma. Anzi, ho sempre cercato di sdrammatizzare tutto, di riderci sopra, di trovare sempre il modo di tornare in pista, e di rialzarmi da ogni caduta. Se non affronti le avversità con una buona dose di spirito, potrai anche essere viva fuori, ma sarai morta dentro.Mi sveglio cantando, ho la casa invasa da uccellini selvatici che entrano ed escono senza paura (li nutro da anni) dalle finestre sempre aperte; tiro avanti facendo mille lavori, e ogni sera ringrazio Qualcuno di quello che ho avuto. “Qualcuno”, può essere chiunque vogliate voi: Dio, il Diavolo, Buddha, Topo Gigio, uno spirito protettore… tanto non sono credente. Credo solo che qualunque sfiga ti possa capitare, ci sia sempre e comunque qualcosa di cui essere grati.

2)      Di cosa parlano i tuoi libri?Devo per forza dar loro l’etichetta di fantascienza e il fantasy, ma io amo definirli Reality Fiction. Uso ambientazioni spaziali o contesti fantastici per poter parlare di argomenti molto, molto terrestri e molto concreti. I temi costanti sono ecologia, psicologia, azione, avventura, amore, scienza… Quello che voglio è che il lettore, terminata l’ultima pagina, si fermi a riflettere. Sui valori della vita, sui pregiudizi assurdi che ci hanno inculcato senza che nemmeno ce ne siamo accorti. Su quello a cui rinunciamo ogni giorno perché non sappiamo liberarci dagli stereotipi e dal vivere la vita che qualcun altro ci ha imposto.

3)      Quanti ne hai scritti?Finora nove, ma ne ho pubblicati solo quattro. Il prossimo in uscita è “Diamond, il mio Miglior Nemico”, il terzo episodio della serie spaziale con Brian Black protagonista.

4)      Da dove nasce l’idea di scrivere un libro?Qualcuno parlava di “muscoli della sofferenza”. Non è altro che il transfert per liberarsi di qualcosa che non riesci a digerire. I bambini disegnano quello che gli fa paura; per liberarsene, gli adulti, scrivono. È una lettera aperta al mondo, un urlo silenzioso, uno sdoppiamento di personalità: inventarsi personaggi fittizi che dicano quello che vorresti dire tu. I “muscoli della sofferenza” si sviluppano, e riescono a sollevare un peso più grande, per scagliarlo lontano.

5)      Qual è la fase più difficile nella stesura del libro? Senza ombra di dubbio, la correzione prima  di mandarlo in stampa. Ormai conosci quel testo talmente a memoria da non riuscire più a vedere gli errori, e diventa un incubo riuscire a trovarli tutti. O ti fai aiutare da qualche amico, o finisce che ne lasci passare decine. Poi appena lo stampano e ti arriva a casa, li vedi tutti e ti mangi le mani per non averli visti prima. Vedo che questo è comune a moltissimi scrittori, così è diventato piuttosto facile trovare un partner per correggersi a vicenda, di romanzo in romanzo.

6) Il tuo editor chi è?  Rischio di sembrare presuntuosa, ma… faccio da sola, grazie! Sicuramente, qualche errore, come dicevo prima, finisce sempre che ti scappa. Ma ho visto in giro testi che dovrebbero aver ricevuto editing, talmente sgrammaticati, che preferisco evitare. Su Facebook ho conosciuto personaggi che si fanno pagare per il servizio e fanno inorridire per il risultato. “Fratelli dello Spazio Profondo” è arrivato terzo al concorso nazionale Italia Letteraria 2012; “Black Diamond”è terzo al concorso “Io Scrivo” 2014, e con “Tutti i Doni del Buio” sono in finale al Sanremo Writer. Vuol dire che tutto sommato, un editor non mi serve poi tanto… Il primo che mi tocca una virgola, me lo mangio vivo… o gli mando a casa Brian Black.

6)      I tuoi libri, dove possiamo trovarli? Li trovate su tutti i maggiori portali di vendita on line, in più sono ordinabili nelle librerie fisiche del circuito “La Feltrinelli”, “In Mondadori”, “Youcanprint”, e “IBS”.

7)      La settimana prossima ti aspetta una grossa sfida… l’appuntamento sanremese, come ti ci sei trovata fin qui..? Elettrizzata, felice, lusingata, estasiata, al settimo cielo! Vorrei trovare il modo di farmi ricordare in maniera simpatica dal pubblico che sarà presente. Vorrei riuscire ad incuriosire riguardo a ciò che scrivo, far sapere che comprare i miei romanzi sono soldi spesi bene. Soprattutto mi piacerebbe ringraziare in pubblico tutti quelli che mi hanno dato una mano finora: l’uomo che mi ha regalato un suo vecchio pc per trascrivere i miei testi, Vito Pacelli della Booksprint che è stato il primo a credere in me e a pubblicarmi, gli amici di facebook che mi hanno sempre incoraggiato, e tanti altri ancora… Ma non me la tiro, comunque. Troppo pericoloso. Il quartiere dove vivo è piuttosto malfamato e gli stupidi abbondano… quando hanno saputo che avevo pubblicato il mio primo libro mi hanno tagliato le gomme della macchina. Meglio non dire in giro che vado a Sanremo…

8)      libro scritto, parti riviste… poi la penna mette l’ultimo punto… cosa si prova? Un parto vero e proprio. Ma non ci credi finché non ti ritrovi il tuo volume tra le mani, lo sfogli, lo tocchi, lo guardi, lo giri e lo rigiri tra le mani, lo accarezzi, lo annusi, te lo porti accanto al letto. Esiste perché l’hai pensato, l’hai deciso, l’hai, costruito giorno dopo giorno e notte dopo notte. Un vero figlio partorito, che come i figli di carne e sangue, non ha futuro se lo tieni troppo stretto a te. Il suo destino è di girare il mondo, farsi strada, farsi conoscere, farsi apprezzare e farsi amare. Per vivere davvero, deve andarsene.

11) i tuoi prossimi impegni? Audiolibri. Per me hanno un potenziale tremendo. Finora sono stati relegati a prodotti di serie B, roba per ipovedenti o non vedenti, fiabe sonore per bambini… Eppure la gente non fa altro che girare con in testa cuffie e auricolari ascoltando musica in ogni situazione. E perché non ascoltare un libro e leggere anche quando si hanno le mani occupate, o in alternativa alla musica? Magari la gente si riavvicinerebbe alla lettura. Sto giusto aspettando la realizzazione di “Tutti i doni del Buio” in versione audio, ma la lavorazione è parecchio in ritardo. Vi terrò informati. Se ne fossi soddisfatta andrei avanti a produrre l’audio anche degli altri romanzi. Sto ricominciando a scrivere canzoni, e qualcosa ho già postato sulla mia pagina.Sto terminando la copiatura di “Diamond il mio Miglior Nemico”, e quando sarà pubblicato inizierò a copiare “Shadir, i guerrieri ombra”.   Chissà se mi basterà la vita, per tutto quello che voglio ancora fare?

Grazie Erika, grazie per averci dedicato del tempo, stare con te è stata davvero una bella esperienza.

Grazie a tutti per l’attenzione che mi avete dedicato, e arrivederci al prossimo romanzo!

Un bacio a tutti dalla vostra Erika.